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	<title>bio uniroma2 &#187; food</title>
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		<title>Più di 9000 anni fa la prima domesticazione del riso</title>
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		<pubDate>Wed, 31 May 2017 16:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bio.uniroma2.it/wp-content/uploads/2017/05/162512248-47b728ed-cee3-454a-9904-3a77fc7e0781.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7707" alt="162512248-47b728ed-cee3-454a-9904-3a77fc7e0781" src="http://bio.uniroma2.it/wp-content/uploads/2017/05/162512248-47b728ed-cee3-454a-9904-3a77fc7e0781-150x133.jpg" width="150" height="133" /></a></p>
<p>le scienze.it, 30/5/2017<br />
I resti vegetali del sito di Shangshan, lungo il basso corso del fiume Yangtze in Cina, rappresentano il primo esempio noto di riso domesticato e risalgono a un periodo compreso tra 9400 e 9000 anni fa. Lo rivela una nuova analisi delle minuscole particelle di silice incluse nei reperti.<br />
A determinarla con la tecnica del radiocarbonio sono alcuni <strong>ricercatori dell&#8217;Accademia delle scienze cinese guidati da Naiqin Wu, analizzando i resti della pianta del riso (Oryza sativa L.)</strong> [...]
<strong>Lo studio, pubblicato sui &#8220;Proceedings of the National Academy of Sciences&#8221;</strong>, mette così un punto fermo nella lunga serie di studi che negli ultimi decenni hanno cercato di chiarire l’origine l&#8217;origine e l&#8217;evoluzione di questa importante cultivar, essenziale per il sostentamento di più della metà della popolazione mondiale. &#8230;<a href="http://www.lescienze.it/news/2017/05/30/news/domesticazione_riso_cina-3546493/"> http://www.lescienze.it/news/2017/05/30/news/domesticazione_riso_cina-3546493/</a><br />
<a href="http://www.pnas.org/content/early/2017/05/23/1704304114"> http://www.pnas.org/content/early/2017/05/23/1704304114</a></p>
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		<title>Così i ritmi circadiani influenzano l’intestino e la risposta alle diete</title>
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		<pubDate>Wed, 24 May 2017 13:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[la stampa.it, salute &#8211; 24/5/2017 &#8211; e. forzinetti Il legame tra orologio biologico, microbiota e risposta alla dieta è un ambito di ricerca ancora tutto da scoprire. Al Baylor College of Medicine hanno osservato su modelli animali che la soppressione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>la stampa.it, salute &#8211; 24/5/2017 &#8211; e. forzinetti<br />
Il legame tra orologio biologico, microbiota e risposta alla dieta è un ambito di ricerca ancora tutto da scoprire. <strong>Al Baylor College of Medicine hanno osservato su modelli animali che la soppressione a livello del fegato del gene Npas2, un fattore di trascrizione che incide sulla regolazione dei ritmi circadiani, porta a modifiche nella composizione della flora batterica intestinale</strong>. Ma non solo: nei topi modificati cambiava anche la risposta a una condizione di stress metabolico, in particolare a un’alimentazione ridotta.<br />
Nonostante la ricerca sia stata<strong> pubblicata sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology , una rivista settoriale che normalmente non tratta queste tematiche, l’argomento rimane molto interessante per gli interrogativi che pone e le possibili future implicazioni.</strong><br />
«Sappiamo che circa il 20% del nostro patrimonio genetico è circadiano-dipendente. Tenendo conto che possediamo 1014 batteri intestinali, ognuno con una sua connotazione circadiana, possiamo immaginare quanto il nostro orologio biologico possa condizionare il loro e viceversa» spiega <strong>Roberto Manfredini, direttore della Clinica medica dell’Università di Ferrara ed esperto di cronobiologia</strong>. [...]
<a href="http://www.lastampa.it/2017/05/24/scienza/benessere/dovete-sapere/cos-i-ritmi-circadiani-influenzano-lintestino-e-la-risposta-alle-diete-3HrY6Po8up8XK6vNfh0KqL/pagina.html">http://www.lastampa.it/2017/05/24/scienza/benessere/dovete-sapere/cos-i-ritmi-circadiani-influenzano-lintestino-e-la-risposta-alle-diete-3HrY6Po8up8XK6vNfh0KqL/pagina.html</a><br />
<a href="http://www.ajog.org/article/S0002-9378(17)30462-3/fulltext">http://www.ajog.org/article/S0002-9378(17)30462-3/fulltext</a></p>
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		<title>Il futuro del grano sarà riscritto con CRISPR</title>
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		<pubDate>Wed, 17 May 2017 11:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[le scienze.it, 15/5/2017, Anna Meldolesi/CRISPeRMania La rivoluzionaria tecnica di editing genomico CRISPR permetterà di migliorare la resa del grano, una delle più importanti colture destinate all&#8217;alimentazione umana: è questa la speranza dei genetisti del grano, come spiega in questa intervista [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bio.uniroma2.it/wp-content/uploads/2017/05/IWGSC.png"><img class="alignleft size-full wp-image-7617" alt="IWGSC" src="http://bio.uniroma2.it/wp-content/uploads/2017/05/IWGSC.png" width="200" height="118" /></a>le scienze.it, 15/5/2017, Anna Meldolesi/CRISPeRMania<br />
<strong>La rivoluzionaria tecnica di editing genomico CRISPR permetterà di migliorare la resa del grano, una delle più importanti colture destinate all&#8217;alimentazione umana: è questa la speranza dei genetisti del grano, come spiega in questa intervista Cristobal Uauy, project leader al John Innes Centre di Norwich in Gran Bretagna.</strong><br />
La maggior parte degli abitanti del mondo mangia in media 50 piante di grano al giorno. Continuando con i ritmi attuali, la produttività di questo cereale non terrebbe il passo con la crescita demografica e l’evoluzione dei consumi. Per fortuna il grano conserva un potenziale biologico nascosto ancora da sfruttare e ci sono tecnologie emergenti che promettono di velocizzare il miglioramento genetico. [...]
Il suo lavoro ha lo scopo di identificare i geni coinvolti nella produttività del grano e accelerare lo sviluppo di nuove varietà. Cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro?<br />
L’editing genomico è arrivato nel momento perfetto per il grano. Un’iniziativa internazionale ha sequenziato il genoma completo del frumento tenero usato per fare il pane, e l’Italia ha guidato il sequenziamento del frumento duro usato per fare la pasta. Ora abbiamo tutti i pezzi del puzzle ma dobbiamo metterli insieme &#8230; <a href="http://www.lescienze.it/news/2017/05/15/news/crispr_futuro_grano_intervista_uauy-3521641/">http://www.lescienze.it/news/2017/05/15/news/crispr_futuro_grano_intervista_uauy-3521641/</a><br />
<a href="www.wheatgenome.org">www.wheatgenome.org</a><br />
<a href="https://crispr.blog/2017/05/09/il-futuro-del-grano-sara-riscritto-con-crispr/#more-1202">https://crispr.blog/2017/05/09/il-futuro-del-grano-sara-riscritto-con-crispr/#more-1202</a></p>
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		<title>Negli ultimi 25 anni un decimo della natura selvaggia sulla Terra è scomparso</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 10:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>elena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[la stampa.it, 31/1/2017, tuttogreen &#8211; s. moraca &#8230; habitat come la tundra, il deserto, la savana, la giungla si stanno riducendo sempre di più. Questo è quanto è emerso da uno studio pubblicato su Current Biology , coordinato da alcuni [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bio.uniroma2.it/wp-content/uploads/2017/02/foto_7-ktQE-U1100691835270kTG-1024x576@LaStampa.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7241" alt="foto_7-ktQE-U1100691835270kTG-1024x576@LaStampa.it" src="http://bio.uniroma2.it/wp-content/uploads/2017/02/foto_7-ktQE-U1100691835270kTG-1024x576@LaStampa.it_-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p>la stampa.it, 31/1/2017, tuttogreen &#8211; s. moraca<br />
<strong>&#8230; habitat come la tundra, il deserto, la savana, la giungla si stanno riducendo sempre di più. Questo è quanto è emerso da uno studio pubblicato su Current Biology , coordinato da alcuni ricercatori australiani dell’Università del Queensland.</strong> Dal 1993 a oggi, sono scomparsi 3,3 milioni di chilometri quadrati, per una superficie pari a due volte quella dell’Alaska. Questi dati allarmanti riguardano per un terzo l’Amazzonia e per il 14% l’Africa centrale. [...] le aree dove non è ancora arrivata l’impronta umana costituiscono il 23% delle terre emerse, per una superficie pari a 30,1 milioni di chilometri quadrati. Queste zone si concentrano soprattutto nel Nord America, in Amazzonia, nell’Africa Sahariana, Africa Centrale, Siberia e Australia centrale. Questi dati sono confermati anche dal <strong>recente rapporto Fao</strong> <strong>sullo stato delle foreste mondiali</strong>. Ogni anno, solo nei Paesi tropicali, si perdono 7 milioni di ettari di foresta, [...] Uno <strong>studio pubblicato su Nature lo scorso agosto</strong> <strong>conferma i dati del Rapporto Fao</strong>: l’impronta ecologica umana non è cresciuta più rapidamente dell’aumento di popolazione, nel periodo compreso tra il 1992 e il 2009. <strong>Lo human footprint è però pesato maggiormente negli ambienti caratterizzati da un più alto livello di biodiversità e nei Paesi dove il reddito pro capite è medio-basso</strong>. Il 75% del pianeta sta attualmente subendo forti pressioni derivanti dall’impatto dell’impronta umana [...] <strong>spesso i programmi di riforestazione attuati da alcuni Paesi possono non bastare: uno studio recente, pubblicato su Nature</strong> , ha indagato l’impatto sulla biodiversità del più grande programma di riforestazione al mondo, il China’s Grain-for-Green Program (GFGP). [...] <strong>Buone notizie arrivano, invece, dal rapporto Fao sulle foreste</strong>: 12 Paesi sono riusciti ad aumentare di oltre il 10% la propria superficie forestale dal 1990, pur garantendo lo sviluppo di politiche agricole innovative. &#8230; <a href="http://www.lastampa.it/2017/01/31/scienza/ambiente/focus/negli-ultimi-anni-un-decimo-della-natura-selvaggia-sulla-terra-scomparso-43jYhSRYMcJtvLuV5UxJLJ/pagina.html">http://www.lastampa.it/2017/01/31/scienza/ambiente/focus/negli-ultimi-anni-un-decimo-della-natura-selvaggia-sulla-terra-scomparso-43jYhSRYMcJtvLuV5UxJLJ/pagina.html</a><br />
<a href="http://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(16)30993-9">http://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(16)30993-9</a><br />
<a href="http://www.fao.org/3/a-i5850e.pdf">rapporto FAO: http://www.fao.org/3/a-i5850e.pdf</a><br />
<a href="http://www.nature.com/articles/ncomms12558">http://www.nature.com/articles/ncomms12558</a><br />
<a href="http://www.nature.com/articles/ncomms12717">http://www.nature.com/articles/ncomms12717</a></p>
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