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	<title>Orto Botanico &#187; Curiosità dal mondo vegetale</title>
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		<title>L&#8217;ORNITORINCO DEL REGNO VEGETALE</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2016 11:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità dal mondo vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Una pianta dalle caratteristiche molto peculiari, che spinse Darwin a definirla appunto “l’ ornitorinco del regno vegetale”. Si tratta della Welwitschia mirabilis Hook.f. pianta appartenente alle Gimnosperme scoperta per la prima volta nel 1859 dal botanico Austriaco Friedrich Welwitsch. Questa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una pianta dalle caratteristiche molto peculiari, che spinse Darwin a definirla appunto “l’ ornitorinco del regno vegetale”. Si tratta della <em>Welwitschia mirabilis</em> Hook.f. pianta appartenente alle Gimnosperme scoperta per la prima volta nel 1859 dal botanico Austriaco Friedrich Welwitsch. Questa pianta si riscontra nei deserti aridi e semi-aridi del Kalahari e del Namib, tra l&#8217;Angola e la Namibia.<br />
La <em>W. mirabilis</em> presenta un apparato radicale a fittone molto sviluppato, che le consente di raggiungere le riserve d’acqua in profondità, ma la sua vera particolarità risiede nelle foglie. Esse sono due e dall’aspetto decisamente insolito. Lungo tutta la durata della sua vita le foglie non vengono mai cambiate e si accrescono di continuo grazie ad un meristema basale, fino a raggiungere una lunghezza anche di 5 metri ed una larghezza di circa 50 cm. Le foglie accrescendosi, 10-20 cm l’anno, si adagiano sul terreno e la porzione apicale, a causa di diversi agenti atmosferici, si sfrangia lungo le nervature parallele e si secca progressivamente, formando tante strisce. Esse presentano una lamina ben espansa dotata da entrambi i lati di numerosi stomi, questa morfologia fogliare consente la captazione dell’acqua necessaria alla sopravvivenza in questi ambienti desertici</p>
<div id="attachment_1504" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/Welwitschia-mirabilis2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1504" alt="Welwitschia-mirabilis2" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/Welwitschia-mirabilis2-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Esemplare di <em>W. mirabilis</em> in natura.</p></div>
<p>La <em>W. mirabilis</em> è altamente specializzata a crescere in questi ambienti dove la maggior parte dell’approvvigionamento idrico per questa specie deriva dalla nebbia, infatti in queste zone grazie ai notevoli sbalzi di temperatura giorno/notte, favoriscono la formazioni di un’elevata percentuale di umidità notturna, che si deposita sulle foglie. Il tronco della pianta è ricoperto dalle foglie ed è molto corto ma piuttosto grande come diametro, e presenta dei veri e propri tessuti legnosi.</p>
<div id="attachment_1511" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/plantas-estranhas-os-incriveis-welwitschia-mirabilis3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1511" alt="plantas-estranhas-os-incriveis-welwitschia-mirabilis3" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/plantas-estranhas-os-incriveis-welwitschia-mirabilis3-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare del tronco.</p></div>
<p>I sessi sono separati (specie dioica), ci sono quindi piante femmine e piante maschio. I fiori sono minuscoli e spuntano fuori da scaglie di piccole “pigne” e sono degli abbozzi di veri fiori in quanto presentano un rudimentale perianzio che protegge i diversi organi riproduttivi. Una volta avvenuta l’impollinazione i coni femminili (simili a pigne) si gonfiano rilasciando i semi alati che vengono dispersi nell’ambiente circostante.</p>
<p>Un’altra peculiarità di questa specie è la straordinaria longevità, in quanto grazie alle datazioni con il carbonio 14 si è dimostrato che alcuni esemplari hanno più di 2000 anni di età, rendendo queste piante dei veri e propri fossili viventi. Attualmente questa specie è presente nella Lista Rossa inserita nella categoria Near Threatened (quasi minacciata), in quanto è presente in un areale geografico ampio e con popolazioni abbondati. L’allarme però è suonato da qualche anno, da quando un fungo patogeno infetta i coni femminili e i semi, riducendo drasticamente la vitalità dei semi stessi. L’espansione di questa infezione è tenuta sotto controllo e la dimensione delle popolazioni di <em>W. mirabilis</em> sono costantemente monitorate.<br />
Anche questo mese vi abbiamo portato a conoscenza di un altro stravagante organismo del regno vegetale, non ci resta che darvi l’appuntamento per il prossimo mese.</p>
<div id="attachment_1503" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/Welwitschia_mirabilis44.jpg"><img class="size-medium wp-image-1503" alt="Welwitschia_mirabilis44" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/Welwitschia_mirabilis44-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Seme alato della <em>W. mirabilis.</em></p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1501" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/wel-mir-fco.jpg"><img class="size-medium wp-image-1501" alt="wel-mir-fco" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/wel-mir-fco-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Cono femminile ancora in fase di maturazione.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_1500" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/PPCONT_009078.jpg"><img class="size-medium wp-image-1500" alt="PPCONT_009078" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/06/PPCONT_009078-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Coni maschili con fiori.</p></div>
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		<title>DUE MOSTRI BELLISSIMI</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2016 13:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità dal mondo vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Potrà sembrare paradossale il titolo della rubrica di questo mese ma, come ci insegnano film come “La bella e la bestia”, dietro ogni mostro si può a volte nascondere un qualcosa di affascinante. E’ questo il caso delle due piante [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Potrà sembrare paradossale il titolo della rubrica di questo mese ma, come ci insegnano film come “La bella e la bestia”, dietro ogni mostro si può a volte nascondere un qualcosa di affascinante. E’ questo il caso delle due piante protagoniste della rubrica di questo mese ovvero l’ <em>Amorphophallus titanum</em> (Becc.) Becc e la <em>Rafflesia arnoldii</em> R.Br., due piante veramente mostruose. Per imbattersi in queste due specie ci si deve recare nell’arcipelago Indonesiano, in particolare sull’Isola di Sumatra. Quest’isola è considerata un “hotspot” di biodiversità, ovvero un ambiente in cui sono presenti un elevato numero di organismi endemici sia vegetali che animali, come del resto le altre isole dell’arcipelago del sud-est asiatico tra cui l’isola di Java, l’isola del Borneo e l’isola di Pasqua, ma ora torniamo alle nostre protagoniste</p>
<div id="attachment_1337" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/04/raflesia-arnoldii-bengkulu.jpg"><img class="size-large wp-image-1337" alt="raflesia-arnoldii-bengkulu" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/04/raflesia-arnoldii-bengkulu.jpg" width="400" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Fiore della Rafflesia arnoldii.</p></div>
<p style="text-align: center;">La<em> R. arnoldii</em> prende il nome dal botanico inglese Joseph Arnold, capo della spedizione che scoprì questa specie nel 1818. E’ una pianta parassita (molto spesso il suo ospite è la <em>Tetrastigma leucostaphylum</em>) presente nella foresta tropicale dell’isola di Sumatra. Essendo una pianta parassita non presenta né foglie né radici, il corpo principale della pianta risiede interamente all’interno della pianta ospite. L’unica parte visibile della pianta è il fiore, l’organo che fa di lei una vera e propria pianta mostruosa. Questo perché il fiore di questa specie può raggiungere il diametro di circa 1 m e può arrivare a pesare fino a 10 Kg, e questo gli concede il record come pianta con il fiore più grande al mondo. Il fiore presenta un colore marrone-rossastro maculato di bianco ed è composto da cinque lobi inseriti in una struttura simile ad una coppa. Un’altra particolarità di questo fiore è che produce un odore sgradevole (carne in putrefazione), tanto che gli indigeni la chiamano “pianta carne”. Questo odore fa si che siano attirate delle particolari mosche, che sono le principali impollinatrici di questa pianta, che trasportano il polline da fiori maschili a fiori femminili ed ogni fiore impollinato produrrà milioni di semi, peccato solo che il periodo di fioritura duri al massimo una settimana.</p>
<div id="attachment_1336" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/04/titan_labeled.jpg"><img class="size-full wp-image-1336" alt="titan_labeled" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/04/titan_labeled.jpg" width="350" height="440" /></a><p class="wp-caption-text">Diverse componenti anatomiche dell&#8217; A. titanum.</p></div>
<p>Passiamo ora all’<em>Amorphophallus titanum</em> (Becc.) Becc, specie presente nelle foreste tropicali dell’isola di Sumatra. In questo caso a farla da padrone è l’infiorescenza di questa pianta. Infatti essa è in grado di produrre, un’infiorescenza che può raggiungere i 3 metri di altezza, formata da un lungo spadice di color crema (fiori maschili) e rosa (fiori femminili), circondato da una o più spate di colore violaceo ed essendo simile ad un fallo, dona il nome a questa pianta. Il fiore una volta raggiunto a maturità, come nel caso della <em>R  . arnoldii</em>, produce un odore sgradevole. Anche in questo caso, attira insetti che solitamente depongono le uova nella carne in decomposizione, favorendo così l’impollinazione dei fiori. Una volta finita la fioritura, che dura solo 3-4 giorni, ne prende il posto una singola foglia composta che raggiunge un’altezza di circa 7 metri.<br />
Entrambe le specie a causa della frammentazione e degradazione dell’habitat in cui esse vivono, sono considerate a rischio d’estinzione. In particolar modo l’ <em>A. titanum</em> è inserita nella lista rossa mondiale con uno status di conservazione di Vulnerabile.<br />
Queste due piante possiedono degli adattamenti bizzarri al ambiente in cui esse vivono. Le notevoli dimensioni e l’odore sgradevole che esse emanano ci possono far affermare che queste, come tante altre, sono da considerare delle “piante mostruose”!!<br />
Anche questo mese vi abbiamo portato a conoscenza di alcune delle curiosità affascinanti che il mondo vegetale spesso ci regala, donandoci meravigliose forme, colori ed adattamenti. Spesso non riusciamo a comprendere quanto tali meraviglie siano costantemente minacciate dai nostri atteggiamenti, che mettono a repentaglio la loro esistenza.<br />
Non ci resta che darvi appuntamento al prossimo articolo ed invitarvi ad avere un comportamento più ecocompatibile per continuare a goderci tali stranezze.</p>
<div id="attachment_1350" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/04/RUBRICA-APRILE.jpg"><img class="size-medium wp-image-1350" alt="RUBRICA APRILE" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/04/RUBRICA-APRILE-300x102.jpg" width="400" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">A sinistra il fiore della R.arnoldii, mentre a destra l&#8217;infiorescenza dell&#8217;A. titanum.</p></div>
<p style="text-align: center;">
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		<title>LE “TILLANDSIE”: CREATURE DEL VENTO</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2016 14:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità dal mondo vegetale]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[La rubrica di questo mese focalizzerà l’attenzione su una strategia di adattamento, una tra le innumerevoli che il mondo vegetale ci offre, molto particolare. C’è un modo di dire che recita la seguente frase “Mica campo d’aria”, che si inserisce [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1265" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/tillandsia-usneoides-spanish-moss.jpg"><img class="size-medium wp-image-1265" alt="tillandsia-usneoides-spanish-moss" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/tillandsia-usneoides-spanish-moss-300x211.jpg" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Crescita della Tillandsia usneoides L. su un&#8217;altra pianta.</p></div>
<p>La rubrica di questo mese focalizzerà l’attenzione su una strategia di adattamento, una tra le innumerevoli che il mondo vegetale ci offre, molto particolare. C’è un modo di dire che recita la seguente frase “Mica campo d’aria”, che si inserisce perfettamente nel contesto della nostra rubrica. Ora la domanda sorge spontanea, possono esistere piante che “campano di sola aria”?</p>
<p>Ebbene si, le piante oggetto della nostra rubrica, le “Tillandsie” campano d’aria. Naturalmente questa affermazione, come vedremo successivamente, va interpretata con le giuste precauzioni. Queste piante, appartenenti alla famiglia delle Bromeliaceae, snobbano la terra e vivono liberamente su rami, rocce, muri, fili elettrici, pali e sono piante prive di un vero e proprio apparato radicale sotterraneo.</p>
<p>Molte specie appartenenti a questo genere sono piante “epifite”, ovvero crescono in assenza di suolo e spesso ancorate ad altre piante. Altre specie ancora sono “aerofite”, prive di radici e vivono in ambienti come le dune di sabbia mobili. Sono piante sempreverdi, originarie del Centro/Sud America, e si rinvengono in numerosi habitat differenti tra i quali: montagne, foreste e deserti dimostrando la notevole duttilità contenuta in questo genere. La loro particolarità risiede nelle foglie, che sono dotate di strutture che prendono il nome di “tricomi”, ovvero formazioni cellulari che si trovano sull’epidermide della foglia stessa. Queste strutture, simili a peli, si presentano come squame a forma di scudo di color grigio-argento.<br />
<div id="attachment_1267" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/Epífitas_en_los_cables_de_la_luz_eléctrica.jpg"><img class="size-medium wp-image-1267" alt="Epífitas_en_los_cables_de_la_luz_eléctrica" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/Epífitas_en_los_cables_de_la_luz_eléctrica-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Crescita di esemplari di Tillandsia sp. su fili elettrici.</p></div>
Assolvono numerose funzioni tra le quali la protezione delle foglie dai raggi solari e la diminuzione della temperatura fogliare per evitare un’eccessiva perdita di acqua. Ma la funzione che più caratterizza queste strutture (i tricomi) è quella di essere in grado di catturare acqua e sali minerali disciolti nell’aria utilizzandoli come fonte di nutrimento, veicolando così i nutrienti nei tessuti della pianta. Ovviamente i nutrienti assorbiti dall’aria non sono l’unica fonte di nutrimento per queste piante. La presenza di tricomi sulla superficie fogliare, favorisce la formazione di aree facilmente colonizzabili da batteri, in particolar modo microrganismi azotofissatori, i quali garantiscono alla pianta una parte importante di sostanze azotate di cui ha bisogno.<br />
Fino ad oggi sono circa 500 le specie di Tillandisa che sono state descritte, numero in costante aumento visto il notevole risalto che negli ultimi anni hanno avuto nella comunità scientifica e dei collezionisti.<br />
Le loro particolarità hanno attirato l’attenzione di numerosi ricercatori e molti studi sono stati effettuati su queste piante. Molte ricerche hanno dimostrato come le Tillandsie siano in grado di assorbire, grazie all’azione dei tricomi, sostanze inquinanti dovute ad attività antropiche, come gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) (Brighigna et al. 2002).<br />
<div id="attachment_1268" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/ionantha_f.jpg"><img class="size-medium wp-image-1268" alt="ionantha_f" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/ionantha_f-300x254.jpg" width="300" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Splendidi colori della Tillandsia ionantha Planch.</p></div>
<p>Questi risultati hanno permesso agli studiosi di avanzare l’ipotesi dell’utilizzo di queste piante come organismi utili per il bio-monitoraggio dell’aria nelle città.<br />
Altre ricerche condotte negli Stati Uniti, hanno dimostrato come queste piante possano essere utili per far fronte ad un fenomeno noto come sick building syndrome (SBS). Questa sindrome è presente soprattutto negli uffici, dove le sostanze come ozono, fumo di sigarette, radon e anidride solforosa, causano sintomi quali emicrania, affaticamento, perdita della concentrazione, nausea etc. Come per gli IPA, le Tillandsie pare che siano in grado di assorbire notevoli quantità di queste sostanze dannose, rendendo l’aria interna ai nostri edifici più pulita.<br />
Utili, particolari, decorative, poco esigenti, di facile coltivazione e con fioriture sgargianti queste sono le Tillandsie. Non vi resta che provare a coltivarne qualcuna e sarete sicuramente ripagati da queste magnifiche piante.</p>
<p><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/Air-plant-care-tillandsia-update-ryanbenoitphoto-thehorticult-RMB_6215.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1266" alt="Tillandsia update in our garden - The Horticult" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/03/Air-plant-care-tillandsia-update-ryanbenoitphoto-thehorticult-RMB_6215-1024x575.jpg" width="563" height="227" /></a></p>
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		<title>LA PIANTA CON IL “GRILLETTO” FACILE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 14:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità dal mondo vegetale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non vi preoccupate, se leggendo il titolo della rubrica avete pensato che potesse esistere una pianta in grado di sparare veramente rilassatevi non è così. Il genere Stylidium (Sw. Ex Wild. 1805) comprende circa 300 specie, in prevalenza Australiane. Tra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/02/Presentazione-standard1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1126" alt="Presentazione standard1" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/02/Presentazione-standard1-300x222.jpg" width="300" height="222" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Non vi preoccupate, se leggendo il titolo della rubrica avete pensato che potesse esistere una pianta in grado di sparare veramente rilassatevi non è così.<br />
Il genere <em>Stylidium</em> (Sw. Ex Wild. 1805) comprende circa 300 specie, in prevalenza Australiane.<br />
Tra queste è presente <em>Stylidium debile</em> F.Muell.(nota con il nome comune trigger plant, ovvero pianta grilletto), che sarà il soggetto della nostra rubrica.<br />
E’ una pianta erbacea perenne, con rapida crescita, costituita da piccole rosette che raggiungono a maturità una grandezza di circa 5/6 cm. Si rinviene in habitat quali: pianure erbose/sabbiose, brughiere aperte, paludi, pendii rocciosi e margini di ruscelli.<br />
Ma ora veniamo alla sua particolarità. Durante la primavera si elevano, dal centro di ogni rosetta, numerosi steli floreali portanti piccoli fiori (diametro circa 4/5 mm) con quattro petali di color rosa.<br />
Fino a qui tutto normale, ma la sua particolarità risiede nella parte riproduttiva del fiore.<br />
Essa presenta una struttura, posizionata sotto il piano inferiore del fiore, chiamata colonna (infatti il nome <em>Stylidium</em> deriva dal greco stylos, ovvero colonna) la quale presenta al suo apice sia stami che i pistilli.</p>
<p>L’impollinazione di questa pianta è entomofila, quindi affidata agli insetti, per questo motivo una volta che un insetto impollinatore si poggia su questa struttura, la pressione provocata dall’insetto stesso esercita un cambiamento fisiologico nella colonna (guarda il <a href="https://www.youtube.com/watch?v=kO68nHRqwOk">VIDEO</a>).<br />
Essa perdendo turgore cambia conformazione piegandosi in avanti e colpendo il dorso dell’insetto cosicchè il polline presente sui pistilli viene rilasciato sul dorso dell’insetto impollinatore, pronto per essere trasportato verso un altro fiore. Questo movimento viene eseguito ad altissima velocità, circa 15 millesecondi, ed allo stesso tempo consente la caduta del polline, derivante da altri fiori già presente sul corpo dell’insetto, sullo stigma del fiore stesso.<br />
Dopo aver premuto il “grilletto”, la struttura torna al suo stato iniziale entro pochi secondi fino a qualche minuto, questo dipende dalla temperatura ambientale più alta è la temperatura, più rapido sarà il movimento.<br />
Potrebbe essere già abbastanza particolare il fiore di questa pianta, ma in realtà presenta un’altra curiosità.<br />
<a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/02/DSC_0352.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-1112" alt="DSC_0352" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/02/DSC_0352-1024x680.jpg" width="300" height="100" /></a><br />
Infatti lo <em>Stylidium debile</em> è considerata una pianta carnivora stagionale.<br />
Durante la fioritura, sono presenti sui steli floreali e sul calice dei fiori dei tricomi ghiandolari, ovvero ghiandole che sono in grado di produrre una colla per poter catturare gli insetti, secernere enzimi digestivi (proteasi) e assimilare i nutrienti. Ora vi starete chiedendo, ma se questa pianta ha evoluto un sistema così laborioso per facilitare la dispersione del polline grazie agli insetti, perché mai dovrebbe poi catturarli?</p>
<p>Nulla è lasciato al caso, in quanto gli insetti impollinatori sono di una grandezza tale da non poter essere trattenuti dalla colla prodotta dalle ghiandole. Durante il periodo di fioritura in cui c’è un’alta richiesta di energia, un apporto di nutrienti esterno (derivante dalle prede catturate) ha consentito di evolvere questa strategia “carnivora”, apportando un vantaggio selettivo per questa specie.</p>
<p>Non tutte le specie di <em>Stylidium</em> presentano quest’ultima caratteristica, mentre in tutte quante il meccanismo di impollinazione è il medesimo di quello sopraelencato, anche se alcune specie hanno modificato questo meccanismo in maniera tale da poter colpire l’insetto in diverse posizioni del corpo, aumentando così la probabilità di disperdere e raccogliere più polline allo stesso tempo.<br />
Anche questo mese vi abbiamo svelato un’altra curiosità dal mondo vegetale, seguiteci per sapere quale sarà la prossima.</p>
<p><a href="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/02/DSC_0379.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1111" alt="DSC_0379" src="http://bio.uniroma2.it/ortobotanico/wp-content/uploads/sites/8/2016/02/DSC_0379-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><br />
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		<title>L&#8217;ORCHIDEA CON IL FIORE A FORMA DI ANATRA</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 14:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità dal mondo vegetale]]></category>

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		<description><![CDATA[Caleana major R.Br., questo è il nome scientifico della stravagante orchidea australiana che grazie alla particolare forma del suo fiore si è meritata il nome comune di &#8220;Flying Duck Orchid&#8221;. Orchidea di piccole dimensioni, raggiunge un&#8217;altezza massima di circa 50 [&#8230;]]]></description>
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<p><em>Caleana major</em> R.Br., questo è il nome scientifico della stravagante orchidea australiana che grazie alla particolare forma del suo fiore si è meritata il nome comune di &#8220;Flying Duck Orchid&#8221;. Orchidea di piccole dimensioni, raggiunge un&#8217;altezza massima di circa 50 cm. D i origine Australiana, si riscontra nella zona compresa tra il Queensland e il South Australia, dove in queste zone è considerada a rischio d&#8217;estinzione (livelllo minaccia: VU/EN) a causa della sua scarsa capacità di riprodursi e alla raccolta illegale di questa specie in natura. Nel  periodo di fioritura (Settembre -Gennaio) produce 2-4 fiori lungo il suo stelo floreale, di colore marrone rossastro, che sembrano raffigurare delle anatre che spiccano il volo .</p>
<p>La coltivazione di questa pianta risulta essere molto difficile, in quanto essa nel suo habitat naturale stringe un forte legame di simbiosi con un fungo riscontrabile solo in Australia.</p>
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