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NATURE COMMUNICATIONS 7 - 11/3/2016
Lena M. Müller, Heike Lindner, Nuno D. Pires, Valeria Gagliardini & Ueli Grossniklaus
Species-specific gamete recognition is a key premise to ensure reproductive success and the maintenance of species boundaries. During plant pollen tube (PT) reception, gametophyte interactions likely allow the species-specific recognition of signals from the PT (male gametophyte) by the embryo sac (female gametophyte), resulting in PT rupture, sperm release, and double fertilization. This process is impaired in interspecific crosses between Arabidopsis thaliana and related species, leading to PT overgrowth and a failure to deliver the sperm cells. Here we show ...
http://www.nature.com/ncomms/2016/160311/ncomms10826/full/ncomms10826.html
Species-specific gamete recognition is a key premise to ensure reproductive success and the maintenance of species boundaries. During plant pollen tube (PT) reception, gametophyte interactions likely allow the species-specific recognition of signals from the PT (male gametophyte) by the embryo sac (female gametophyte), resulting in PT rupture, sperm release, and double fertilization. This process is impaired in interspecific crosses between Arabidopsis thaliana and related species, leading to PT overgrowth and a failure to deliver the sperm cells. Here we show ...
http://www.nature.com/ncomms/2016/160311/ncomms10826/full/ncomms10826.html:
Isabel Medina, (Instituto de Investigaciones Marinas, Consejo Superior de Investigaciones Científicas (IIM-CSIC) - Vigo, Spain
Marine Lipids on Inflammation and Oxidative Stress:An insight provided by Lipidomics and Proteomics
Aula Seminari Dipartimento di Biologia
Lunedì 14 marzo 2016 ore 14:00
Invitata da M. Fraziano tel. 06-72594235
Isabel Medina, (Instituto de Investigaciones Marinas, Consejo Superior de Investigaciones Científicas (IIM-CSIC) - Vigo, Spain
Marine Lipids on Inflammation and Oxidative Stress:An insight provided by Lipidomics and Proteomics
Aula Seminari Dipartimento di Biologia
Lunedì 14 marzo 2016 ore 14:00
Invitata da M. Fraziano tel. 06-72594235:
la repubblica.it - 11/3/2016, s. iannacone
Un'équipe di scienziati del Kyoto Institute of Technology e di altri istituti di ricerca giapponesi, infatti, ha appena isolato una specie di batterio, Ideonella sakaiensis, in grado di "divorare" la plastica, utilizzandola come fonte di sostentamento e crescita, mediante l'azione chimica di soli due enzimi. I dettagli della scoperta sono stati appena pubblicati su Science. [...] [i ricercatori] guidati da Shosuke Yoshida, hanno identificato i due enzimi chiave nella reazione di idrolisi (cioè di rottura, decomposizione) della plastica, descrivendo in dettaglio il processo. Il primo si chiama, molto banalmente, PETase, ed è secreto dal batterio quando questi aderisce alle superfici plastiche. Il secondo si chiama MHET idrolase, ed è quello responsabile della rottura delle catene di PET in molecole più piccole e "innocue", l'acido tereftalico e il glicole etilenico. ... http://www.repubblica.it/scienze/2016/03/11/news/batterio_plastica-135233173/?ref=HRERO-1
http://science.sciencemag.org/content/351/6278/1154
http://science.sciencemag.org/content/351/6278/1196
la repubblica.it - 11/3/2016, s. iannacone
Un'équipe di scienziati del Kyoto Institute of Technology e di altri istituti di ricerca giapponesi, infatti, ha appena isolato una specie di batterio, Ideonella sakaiensis, in grado di "divorare" la plastica, utilizzandola come fonte di sostentamento e crescita, mediante l'azione chimica di soli due enzimi. I dettagli della scoperta sono stati appena pubblicati su Science. [...] [i ricercatori] guidati da Shosuke Yoshida, hanno identificato i due enzimi chiave nella reazione di idrolisi (cioè di rottura, decomposizione) della plastica, descrivendo in dettaglio il processo. Il primo si chiama, molto banalmente, PETase, ed è secreto dal batterio quando questi aderisce alle superfici plastiche. Il secondo si chiama MHET idrolase, ed è quello responsabile della rottura delle catene di PET in molecole più piccole e "innocue", l'acido tereftalico e il glicole etilenico. ... http://www.repubblica.it/scienze/2016/03/11/news/batterio_plastica-135233173/?ref=HRERO-1
http://science.sciencemag.org/content/351/6278/1154
http://science.sciencemag.org/content/351/6278/1196:
le scienze.it - 10/3/2016
Non fu la cottura del cibo ad accompagnare una delle tappe fondamentali dell'evoluzione di Homo erectus, vale a dire lo sviluppo di una mandibola meno pronunciata in avanti e denti più piccoli, che permise a sua volta una migliore articolazione del linguaggio e una migliore termoregolazione. A determinare questo decisivo passaggio fu invece il maggior consumo di carne e l'uso di semplici utensili di pietra per tagliare e sminuzzare i vegetali più coriacei, secondo quanto afferma un nuovo studio pubblicato su “Nature” da Daniel Lieberman and Katherine Zink della Harvard University a Cambridge, negli Stati Uniti. ...
http://www.lescienze.it/news/2016/03/10/news/dieta_evoluzione_homo_erectus-3010332/
Katherine D. Zink & Daniel E. Lieberman - Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans: http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature16990.html
le scienze.it - 10/3/2016
Non fu la cottura del cibo ad accompagnare una delle tappe fondamentali dell'evoluzione di Homo erectus, vale a dire lo sviluppo di una mandibola meno pronunciata in avanti e denti più piccoli, che permise a sua volta una migliore articolazione del linguaggio e una migliore termoregolazione. A determinare questo decisivo passaggio fu invece il maggior consumo di carne e l'uso di semplici utensili di pietra per tagliare e sminuzzare i vegetali più coriacei, secondo quanto afferma un nuovo studio pubblicato su “Nature” da Daniel Lieberman and Katherine Zink della Harvard University a Cambridge, negli Stati Uniti. ...
http://www.lescienze.it/news/2016/03/10/news/dieta_evoluzione_homo_erectus-3010332/
Katherine D. Zink & Daniel E. Lieberman - Impact of meat and Lower Palaeolithic food processing techniques on chewing in humans: http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature16990.html




Università di Tor Vergata