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il_340x270.553153483_8isl Il sole24ore.it- 7/2/2014 di Jacopo Giliberto Nei semi del basilico importati dall'Uganda – sissignori, una buona parte dei semi di basilico che usiamo viene dalle coltivazioni ugandesi – è stata trovata e immediatamente bloccata una contaminazione da una varietà di peronospora già identificata in Africa negli anni '30. E d'importazione extraeuropea potrebbe essere l'escherichia coli che due anni fa tramite i cetrioli aveva ucciso decine di persone in Germania. Sono minacce biologiche alla nostra salute su cui in questi giorni a Torino parlano gli esperti di tutto il mondo chiamati dalla task force internazionale sulla biosicurezza, la quale ha già selezionato le 20 colture più importanti per l'uomo e i germi più pericolosi che derrate alimentari possono portare con sé. [...] In futuro contaminazioni sugli alimenti potrebbero essere attuate per motivi politici, religiosi, commerciali, criminali. O più facilmente potrebbero essere semplicemente annunciate, senza una reale contaminazione degli alimenti, poiché per le psicosi sui mercati l'effetto annuncio conta più dell'evento reale, come avvenne nell'autunno del 2001 con il panico delle lettere all'antrace L'incontro torinese sulla sicurezza biologica fa parte del progetto Plantfoodsec (crasi di plant, food e security) coordinato da Agroinnova, il centro di competenza per l'innovazione in campo agro-ambientale dell'Università di Torino guidato dalla scienziata Maria Lodovica Gullino, direttrice di Agroinnova. Il progetto quinquennale Plantfoodsec è partito nel febbraio 2011 ed è finanziato con quasi 6 milioni di euro dalla Commissione Europea Sicurezza nell'ambito del VII Programma Quadro. L'obiettivo dell'incontro torinese è fare il punto sui risultati del progetto a tre anni dall'avvio e rafforzare l'importanza di una ricerca trasversale multidisciplinare nel campo della biosicurezza, per rispondere in modo tempestivo a eventuali minacce al sistema agricolo in grado di danneggiare a qualunque livello la catena alimentare, creando un pericolo anche per l'uomo. [...] La mappatura si basa sul ruolo economico e sociale della coltivazione, sul suo consumo e sul suo impatto ambientale. Così da 451 piante selezionate è stata preparata la short list delle 20 coltivazioni più importanti del pianeta. I ricercatori stanno approfondendo lo studio ecologico e molecolare dei patogeni pericolosi per l'uomo veicolabili dalle piante, indicati scientificamente con l'acronimo di HPOP (Human Pathogens On Plants). Sulla base di questa lista sono stati elaborati gli scenari ipotetici secondo i vari "patosistemi" (sistemi patologici) ai quali applicare un'analisi che, in caso di epidemie, potrà dare un importante contributo in tempi rapidi per determinarne l'origine accidentale o dolosa.  http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-02-06/biosicurezza-task-force-internazionale-riunita-torino-181831.shtml?uuid=ABsV9uu http://24o.it/links/?uri=http://www.plantfoodsec.eu/&from=
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1391446673405BRAIN_MAXI     radiotrescienza - 4/3/2014 Il linguaggio è una prerogativa umana. Ma le aree del cervello che controllano la nostra facoltà linguistica risultano essere molto simili a quelle di altri primati, come i macachi. Lo illustra bene una ricerca apparsa sulla rivista Neuron. Con Giorgio Vallortigara, docente di neuroscienze e cognizione animale e direttore del Centro interdipartimentale Mente/Cervello di Trento, cerchiamo di capire quanto pesano somiglianze e diversità nei cervelli degli animali. riascoltabile: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-aaee447d-8a68-46e9-b13f-43525399e0d8-podcast.html
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seminario mastroberardino
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condivisione-delle-idee-300x240 La Stampa.it, 5/2/2014 - tuttoscienze giovanni boniolo - università di milano «Conoscere per deliberare», titolava un saggio Luigi Einaudi. Qui vi è tutto, se interpretato bene. Ed è una corretta interpretazione della deliberazione che può far barriera alle allucinanti iniziative che fanno conto sull’irrazionalità e sulle emozioni di chi vorrebbe smantellare il metodo scientifico, basato sulla ritrovabilità dei risultati. Sto pensando alla triste storia del «Metodo Stamina», ma pure agli attacchi ciechi e violenti contro l’uso di animali-modello. Insomma, abbiamo veramente bisogno di cittadini (e politici) che sappiano deliberare. Ma di che cosa si tratta?[...] In effetti, la deliberazione è un processo di «decision-making», che inizia con cittadini che hanno posizioni diverse intorno a un tema, ma che, attraverso un metodo basato sul conoscere ciò intorno a cui si deciderà e sul presentare argomenti razionali, cercano di arrivare a una soluzione condivisa. Ma questo comporta che il cittadino (o il politico) che voglia parteciparvi debba «fare la fatica». Se vorrà deliberare sulla plausibilità etica della produzione di energia nucleare, o dell’uso di terapie cellulari, o dell’uso di animali-modello, dovrà saperne abbastanza da poterne parlare senza dire sciocchezze. [...] A questo proposito anche in Italia si stanno attuando situazioni di corretta deliberazione. Il gruppo di Biomedical Humanities del dipartimento di Oncologia Sperimentale dello Ieo, la Genome Function Unit dell’Ospedale San Raffaele e il Laboratorio di Informatica Civica dell’Università di Milano, con la cooperazione di Scienza in Rete (www.scienzainrete.it), lanceranno a breve un forum online di etica deliberativa intorno a temi scientifici (specie biomedici), dove i tre aspetti conoscitivi saranno centrali. Anche da noi le cose possono essere fatte bene, basta accettare che - come sintetizzava Einaudi - per deliberare si deve conoscere. Certo, non è facile, ma è necessario per chiunque voglia essere un cittadino attivo e consapevole delle sue scelte. http://www.lastampa.it/2014/02/05/scienza/tuttoscienze/quando-gli-inglesi-vinsero-il-terrore-degli-ibridi-ps6y3ZPNNHIAndDC0FvnQP/pagina.html