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neuroni-kfpD-U10201074140605CzB-330x185@LaStampa.it     La Stampa.it - tuttoscienze, 5/11/2013 La possibilità che il cervello adulto possa in parte recuperare uno stato più giovane e ritrovare la plasticità non era mai stata presa in considerazione.Ci hanno pensato Tsuyoshi Miyakawa e i suoi colleghi della Fujita Health University, che su Molecular Brain spiegano di aver dimostrato come la somministrazione cronica di uno dei farmaci antidepressivi più usati al mondo, la fluoxetina (conosciuta anche con il nome commerciale di Prozac), può indurre uno stato giovanile in specifici tipi di neuroni nella corteccia prefrontale di topi adulti. http://www.lastampa.it/2013/11/05/scienza/neuroni-ringiovaniti-con-un-farmaco-antidepressivo-vEy0eBdWRHFG4sGKKFPhgL/pagina.html  

Procedura di selezione pubblica per titoli per il conferimento, a titolo gratuito, dell’insegnamento di Fisiologia nel corso di Laurea Magistrale di Farmacia, per l’anno accademico 2013/2014, mediante la stipula di un contratto di diritto privato.

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Lulu Xie et al. - Science, 342-373 (2013) Lulu Xie,Hongyi Kang,Qiwu Xu,Michael J. Chen,Yonghong Liao,Meenakshisundaram Thiyagarajan,John O' Donnell,Daniel J. Christensen,Charles Nicholson,JeffreyJ.Iliff,Takahiro Takano,Rashid Deane, Maiken Nedergaard The conservation of sleep across all animal species suggests that sleep serves a vital function. We here report that sleep has a critical function in ensuring metabolic homeostasis. Using real-time assessments of tetramethylammonium diffusion and two-photon imaging in live mice, we show that natural sleep or anesthesia are associated with a 60% increase in the interstitial space, resulting in a striking increase in convective exchange of cerebrospinal fluid with interstitial fluid. In turn, convective fluxes of interstitial fluid increased the rate of b-amyloid clearance during sleep. Thus, the restorative function of sleep may be a consequence of the enhanced removal of potentially neurotoxic waste products that accumulate in the awake central nervous system. Scarica pdf  
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APC-AM20130926_104533_7AE6A79F La Stampa.it- 29/10/2013 - tuttogreen franco brizzo Secondo un nuovo studio pubblicato dalla FAO, con un impiego più diffuso di pratiche già esistenti e di tecnologie più efficienti, si potrebbero tagliare le emissioni di gas serra prodotte attualmente dal settore zootecnico di ben il 30 per cento. Il rapporto, Tackling climate change through livestock: A global assessment of emissions and mitigation opportunities (Affrontare il cambiamento climatico attraverso il bestiame: la valutazione globale delle emissioni e delle opportunità di mitigazione, N.d.T.), rappresenta la stima più completa mai fatta sinora di quanto l’allevamento del bestiame contribuisca al riscaldamento globale, e delle potenzialità del settore di affrontare il problema. In tutto, i gas a effetto serra (GHG) associati alla filiera produttiva zootecnica sono responsabili fino a 7,1 gigatonnellate (Gt) di anidride carbonica equivalente (CO2) l’anno - vale a dire il 14,5 per cento di tutte le emissioni di gas serra prodotte dagli esseri umani. Le principali fonti di emissione sono: la produzione e la lavorazione dei mangimi (45 per cento del totale), il processo digestivo delle mucche (39 per cento), e la decomposizione del letame (10 per cento). Il resto è imputabile al trattamento e trasporto dei prodotti animali. [...] http://www.lastampa.it/2013/10/29/scienza/ambiente/focus/fao-possibile-ridurre-le-emissioni-da-zootecnia-Fe6fpCEeHdsoU5bhmR4UhI/pagina.html