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Artificial muscle cross-section:
laminin (green)
Myosin (red)
Dapi (blue)Neuromuscular plaque in
artificial muscle section:
neurofilament (green)
bungarotoxin (red) -
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Lab. of Neurochemistry
Studio dei meccanismi
molecolari delle malattie
neurodegenerative -
Anemone apennina
Monti SimbruiniFoto di Letizia Zanella -
Studio delle comunità
di batterioplankton nella
Riserva Naturale Regionale
Macchiatonda -
Astrobiologia e biologia
molecolare di......cianobatteri di
ambienti estremi -
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Il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” orienta la sua missione formativa e di ricerca su tematiche all’avanguardia degli studi sulla vita in tutti i suoi livelli di organizzazione e varietà. Le diverse aree di ricerca concorrono a sviluppare una piattaforma multidisciplinare su temi quali: i meccanismi molecolari delle malattie neurodegenerative, la regolazione dei processi di cancerogenesi; la caratterizzazione di molecole di origine vegetale ed animale; la valutazione delle comunità ecologiche e il monitoraggio ambientale.
Regolamento Dipartimento di Biologia DR 3756 del 06.12.2012
Xla repubblica.it – 27/4/2015
I NEURONI sono ‘amanti del rischio’: ‘tagliuzzano’ il loro codice genetico per modificarlo e aggiornare le loro attività tutti i giorni, per tutto il giorno, scardinando uno dei punti fermi della biologia, secondo cui il Dna rimane stabile e immutabile una volta che le cellule hanno raggiunto la maturità. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience [http://www.nature.com/neuro/journal/vaop/ncurrent/full/nn.4008.html ], si deve ai ricercatori guidati da Hongjun Song della John Hopkins university. [...] Secondo gli studiosi si tratta di un altro meccanismo usato dai neuroni per mantenere consistente i livelli di attività sinattica, in modo da rimanere reattivi ai segnali che li circondano. “Se si interrompe l’attività neurale – continua Song – i neuroni ‘aumentano’ il loro volume per cercare di tornare ai normali livelli e viceversa”. http://www.repubblica.it/scienze/2015/04/27/news/i_neuroni_riscrivono_continuamente_il_loro_dna-112990315/
le scienze.it, 28/4/2015
È scritto con due proteine il codice che determina la caratteristica forma delle orchidee. Lo ha scoperto uno studio pubblicato su “Nature Plants” [http://www.nature.com/articles/nplants201546] a prima firma Hsing-Fun Hsu della National Chung Hsing University a Taichung, Taiwan. Il risultato estende notevolmente la comprensione dei meccanismi che determinano l’enorme varietà di forme che caratterizza le orchidee. [...]
Oltre ai petali normali e ai due sepali (che costituiscono il calice del fiore), la maggior parte delle orchidee ha un petalo particolare, ampio e irregolare, chiamato labello. Quest’ultimo ha il compito di attrarre gli insetti impollinatori e funziona da “piattaforma di atterraggio”, una struttura che probabilmente ha dato alle orchidee un enorme vantaggio evolutivo favorendone la riproduzione, come ipotizzato già dal Charles Darwin nel 1877. … http://www.lescienze.it/news/2015/04/28/news/due_proteine_codice_petali_labello_orchidee-2583538/
le scienze.it – 27/4/2015
Sarebbero due le condizioni essenziali che permettono la trasformazione di organismi distinti che vivono in stretta simbiosi in una nuova, unica specie: la prima condizione riguarda le modalità di trasmissione del genoma del simbionte da una generazione all’altra, e l’altra il contesto ecologico. A stabilirlo sono E. Toby Kiers e Stuart A. West, rispettivamente della Vrije Universiteit ad Amsterdam e dell’Università di Oxford, che pubblicano i loro risultati in un articolo su “Science”. [...] http://www.lescienze.it/news/2015/04/27/news/simbionti_endosimbionti_trasformaione_specie_unica-2580774/
Apr
le scienze.it – 23/4/2015
Api e bombi sono attratti dal nettare contaminato da alcuni diffusi pesticidi e questa pericolosa attrazione espone gli insetti a livelli elevati di sostanze dannose per i singoli esemplari e per le colonie che formano. A stabilirlo sono stati due studi effettuati da ricercatori dell’Università di Newcastle e del Trinity College di Dublino, che firmano due articoli pubblicati su “Nature”.
Nel primo studio Sébastien C. Kessler e colleghi hanno valutato, in esperimenti di laboratorio controllati, la capacità di api (Apis mellifera) e bombi (Bombus terrestris) di riconoscere i tre neonicotinoidi più diffusi: clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam [...]
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature14414.html
A un risultato analogo sono giunti anche Maj Rundlöf e colleghi, che hanno studiato colonie di api e bombi, e numerosi nidi di api solitarie (Osmia bicornis) [...]
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature14420.html
Un importante risultato collaterale di questo studio è che le varie specie di api rispondono in modo differente all’esposizione ai pesticidi. Attualmente i test tossicologici necessari alla registrazione di un fitofarmaco prevedono l’uso di una sola specie, Apis mellifera. Ma ora si sa che la risposta dell’ape potrebbe non essere rappresentativa delle risposte degli altri impollinatori.
http://www.lescienze.it/news/2015/04/23/news/api_bombi_preferiscono_pesticidi_nicotina-2576534/
Università di Tor Vergata