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Artificial muscle cross-section:
laminin (green)
Myosin (red)
Dapi (blue)Neuromuscular plaque in
artificial muscle section:
neurofilament (green)
bungarotoxin (red) -
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Lab. of Neurochemistry
Studio dei meccanismi
molecolari delle malattie
neurodegenerative -
Anemone apennina
Monti SimbruiniFoto di Letizia Zanella -
Studio delle comunità
di batterioplankton nella
Riserva Naturale Regionale
Macchiatonda -
Astrobiologia e biologia
molecolare di......cianobatteri di
ambienti estremi -
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Il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” orienta la sua missione formativa e di ricerca su tematiche all’avanguardia degli studi sulla vita in tutti i suoi livelli di organizzazione e varietà. Le diverse aree di ricerca concorrono a sviluppare una piattaforma multidisciplinare su temi quali: i meccanismi molecolari delle malattie neurodegenerative, la regolazione dei processi di cancerogenesi; la caratterizzazione di molecole di origine vegetale ed animale; la valutazione delle comunità ecologiche e il monitoraggio ambientale.
Regolamento Dipartimento di Biologia DR 3756 del 06.12.2012
XLe Scienze.it – 14/2/2014
La ricostruzione di 4000 anni di incroci fra i popoli basata sulle tracce genetiche che hanno lasciato permette di osservare le conseguenze di grandi eventi storici, ma anche di trovare tracce di avvenimenti per i quali non esistono documenti: dal “lascito” dell’esercito di Alessandro Magno agli abitanti dell’Hindu Kush a quello dell’Orda d’oro in Bulgaria.[...] la ricerca condotta da un gruppo di dell’University College di Londra, dell’Università di Oxford (a cui afferisce l’italiano Cristian Capelli), e del Max Planck Institut per l’antropologia evoluzionistica a Lipsia, che permette di rintracciare nel genoma le tracce di antichi incroci fra popolazioni differenti. Garrett Hellenthal e colleghi – che descrivono il loro approccio in un articolo pubblicato su “Science” (http://www.sciencemag.org/content/343/6172/747 ) - hanno sviluppato una serie di algoritmi che, partendo dai dati genetici di esseri umani contemporanei, rintracciano e confrontano i più piccoli frammenti di DNA caratteristici di diverse popolazioni, per poi costruire una mappa degli incroci che hanno portato al corredo genetico attuale…
Feb
La Stampa.it – tuttoscienze, 13/2/2014
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Berkeley, in California, ha scoperto che quando lo stress è cronico può provocare modifiche al cervello. [...] Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry. [...] Daniela Kaufer, professore associato di Biologia integrata e prima autrice dell’articolo, ha scoperto che nei ratti lo stress cronico “sbilancia” il delicato equilibrio tra materia bianca e materia grigia nel cervello. Questo squilibrio, dovuto ad una aumentata produzione di cellule che sintetizzano la sostanza che riveste i neuroni, la mileina, in particolari zone del cervello sregola la sincronizzazione con cui le varie aree cerebrali comunicano tra loro. … http://www.lastampa.it/2014/02/13/scienza/lo-stress-cronico-apre-le-porte-a-disordini-umore-e-ansia-Iacn6v992xg0KE4yIeV7jI/pagina.html
Feb
RADIOTRESCIENZA 12/2/2014 – riascoltabile: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-aaee447d-8a68-46e9-b13f-43525399e0d8-podcast.html
La banca dati del DNA. Uno spot in onda in questi giorni su radio e tv la presenta agli italiani, però sarà operativa solo dal 2015. Un’attesa di anni per uno strumento investigativo che in altre nazioni europee si è già rivelato molto efficace, e che tuttavia suscita qualche preoccupazione in materia di privacy. Ne parliamo con Liborio Stuppia, genetista medico dell’università di Chieti e componente del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita, e con Giuseppe Novelli, docente di genetica umana e rettore dell’università di Roma Tor Vergata.
Lo spot per presentare la Banca dati nazionale del DNA https://www.youtube.com/watch?v=h3sS3qSnatU
Il comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita http://www.governo.it/biotecnologie/BancaDatiDna/DNA.html
Feb
il Corriere della Sera – 11/2/2014 - elisabetta curzel
UNO STUDIO SU 87 AREE MARINE PROTETTE IN 40 NAZIONI
Leggi e regole precise, divieto di pesca, dimensioni adeguate, isolamento dai luoghi abitati e durata minima di dieci anni. Quanto è sensato, e quanto è efficace, delimitare un’area marina per trasformarla in parco? Secondo gli autori di uno studio pubblicato su Nature ( http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature13022.html ), la risposta sta nel modo in cui viene progettata e messa in atto l’intera operazione. Per assicurarne la riuscita, è bene seguire almeno quattro dei cinque comandamenti proposti:
1 – regole precise che comprendono provvedimenti legislativi
2 – divieto di pesca
3 – dimensioni adeguate
4 – isolamento dai luoghi abitati
5 – durata temporale.
Le 29 aree marine protette in Italia : http://www.corriere.it/foto-gallery/scienze_e_tecnologie/14_febbraio_10/29-aree-marine-protette-italia-cc361986-9277-11e3-b1fa-414d85bd308d.shtml#29
Senza questi ingredienti, suggerisce la ricerca, la riserva rischia di rivelarsi nient’altro che un paper park: una «zona protetta» solo di nome. Per identificare le cinque regole, lo studio è partito dall’analisi, in 40 Paesi del mondo, di 87 «aree marine protette» (Amp). Con questa locuzione si indicano le zone di mare delimitate dai vari governi del pianeta per ottemperare a quanto richiesto dallaConvenzione sulla diversità biologica del 1992. Il problema fondamentale sta nel fatto che, di caso in caso, il concetto di «salvaguardia» è stato interpretato, prendendo forme che variano dalla tutela integrale (dove l’accesso umano è limitato a scopi scientifici o di sorveglianza) alla semplice nomina su carta. Ma per garantire un livello minimo di efficacia, sostengono gli autori della ricerca, è necessario adottare un intero set di raccomandazioni precise e interconnesse.
RISULTATI - Le più intuibili: la necessità di un supporto legislativo, e il divieto di attingere alla risorse marine interessate. Tra le nuove regole, una durata minima: dieci anni. In questo lasso di tempo, la biodiversità marina sarebbe in grado di riprendersi da decenni di sfruttamento selvaggio, e gli scienziati potrebbero considerare la riserva come un vero e proprio laboratorio di ricerca [...] http://www.corriere.it/scienze/14_febbraio_10/parchi-marini-5-regole-renderli-davvero-utili-58809716-9275-11e3-b1fa-414d85bd308d.shtml
Università di Tor Vergata