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Artificial muscle cross-section:
laminin (green)
Myosin (red)
Dapi (blue)Neuromuscular plaque in
artificial muscle section:
neurofilament (green)
bungarotoxin (red) -
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Lab. of Neurochemistry
Studio dei meccanismi
molecolari delle malattie
neurodegenerative -
Anemone apennina
Monti SimbruiniFoto di Letizia Zanella -
Studio delle comunità
di batterioplankton nella
Riserva Naturale Regionale
Macchiatonda -
Astrobiologia e biologia
molecolare di......cianobatteri di
ambienti estremi -
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Il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” orienta la sua missione formativa e di ricerca su tematiche all’avanguardia degli studi sulla vita in tutti i suoi livelli di organizzazione e varietà. Le diverse aree di ricerca concorrono a sviluppare una piattaforma multidisciplinare su temi quali: i meccanismi molecolari delle malattie neurodegenerative, la regolazione dei processi di cancerogenesi; la caratterizzazione di molecole di origine vegetale ed animale; la valutazione delle comunità ecologiche e il monitoraggio ambientale.
Regolamento Dipartimento di Biologia DR 3756 del 06.12.2012
XFeb
il Corriere della Sera – 11/2/2014 - elisabetta curzel
UNO STUDIO SU 87 AREE MARINE PROTETTE IN 40 NAZIONI
Leggi e regole precise, divieto di pesca, dimensioni adeguate, isolamento dai luoghi abitati e durata minima di dieci anni. Quanto è sensato, e quanto è efficace, delimitare un’area marina per trasformarla in parco? Secondo gli autori di uno studio pubblicato su Nature ( http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature13022.html ), la risposta sta nel modo in cui viene progettata e messa in atto l’intera operazione. Per assicurarne la riuscita, è bene seguire almeno quattro dei cinque comandamenti proposti:
1 – regole precise che comprendono provvedimenti legislativi
2 – divieto di pesca
3 – dimensioni adeguate
4 – isolamento dai luoghi abitati
5 – durata temporale.
Le 29 aree marine protette in Italia : http://www.corriere.it/foto-gallery/scienze_e_tecnologie/14_febbraio_10/29-aree-marine-protette-italia-cc361986-9277-11e3-b1fa-414d85bd308d.shtml#29
Senza questi ingredienti, suggerisce la ricerca, la riserva rischia di rivelarsi nient’altro che un paper park: una «zona protetta» solo di nome. Per identificare le cinque regole, lo studio è partito dall’analisi, in 40 Paesi del mondo, di 87 «aree marine protette» (Amp). Con questa locuzione si indicano le zone di mare delimitate dai vari governi del pianeta per ottemperare a quanto richiesto dallaConvenzione sulla diversità biologica del 1992. Il problema fondamentale sta nel fatto che, di caso in caso, il concetto di «salvaguardia» è stato interpretato, prendendo forme che variano dalla tutela integrale (dove l’accesso umano è limitato a scopi scientifici o di sorveglianza) alla semplice nomina su carta. Ma per garantire un livello minimo di efficacia, sostengono gli autori della ricerca, è necessario adottare un intero set di raccomandazioni precise e interconnesse.
RISULTATI - Le più intuibili: la necessità di un supporto legislativo, e il divieto di attingere alla risorse marine interessate. Tra le nuove regole, una durata minima: dieci anni. In questo lasso di tempo, la biodiversità marina sarebbe in grado di riprendersi da decenni di sfruttamento selvaggio, e gli scienziati potrebbero considerare la riserva come un vero e proprio laboratorio di ricerca [...] http://www.corriere.it/scienze/14_febbraio_10/parchi-marini-5-regole-renderli-davvero-utili-58809716-9275-11e3-b1fa-414d85bd308d.shtml
La Stampa.it – 11/2/2014 – Tuttoscienze
Per la prima volta gli scienziati del King’s College di Londra hanno identificato un “gene dell’intelligenza”. Una porzione di codice genetico che, in effetti, collega lo spessore della materia grigia nel cervello all’intelligenza.
La ricerca, pubblicata su Molecular Psychiatry, può aiutare gli scienziati a comprendere i meccanismi biologici che si celano dietro alcune forme di disabilità cognitiva. Ma i ricercatori stessi invitano alla cautela, sottolineando che l’intelligenza in realtà dipende da molti fattori genetici e ambientali. Dunque il gene messo in luce «spiega solo una piccola parte delle differenze nell’abilità intellettuale» fra le persone [...]
I risultati suggeriscono che alcune differenze nella capacità intellettuale possono derivare dalla funzione ridotta del gene in determinate regioni dell’emisfero cerebrale sinistro. Risultati interessanti, anche se la variazione genetica identificata in questo studio rappresenta solo lo 0,5% di quella totale dell’intelligenza. Tuttavia, concludono gli autori, la scoperta potrebbe avere importanti implicazioni per la comprensione dei meccanismi biologici alla base di numerosi e diversi disturbi, come la schizofrenia o l’autismo. http://www.lastampa.it/2014/02/11/scienza/scoperto-il-gene-dellintelligenza-wrujH0kkGYgCZCS8iq0BOJ/pagina.html
Feb
La Stampa.it, TUTTOSCIENZE – 12/02/2014 – SCIENZA & DEMOCRAZIA
Andrea Ballabeni – Bentley University - USA
Nel mondo sono migliaia gli uomini e le donne che ogni anno muoiono a causa di credenze irrazionali che inducono molti a non seguire le migliori prassi di prevenzione. La ritrosia verso la pratica vaccinatoria ha alla base motivi diversi. Vediamo i principali.
Se è vero che la paura per il rischio di autismo nasce da un vero studio scientifico, pubblicato negli Anni 90 e poi ritratto dalla letteratura per acclarati errori (una massa enorme di studi scientifici indica invece la mancanza di ogni associazione tra vaccinazioni ed autismo), altre credenze nascono da indagini giornalistiche che, non essendo in genere condotte da persone specializzate, presentano quasi sempre serie lacune metodologiche. Occorre, infatti, padroneggiare bene alcune aree del sapere [...] http://www.lastampa.it/2014/02/12/scienza/tuttoscienze/lirrazionalit-come-un-virus-ma-un-vaccino-ci-salver-fDG3Xy32yJIXX2NVyZww8M/pagina.html
La Stampa.it – 11/2/2014
Potrebbe essere sfruttata come prezioso strumento di ricerca e sviluppo di farmaci
Un team di ricercatori dello Scripps Research Institute (Usa) ha scoperto un’insolita proteina batterica che si attacca a qualsiasi anticorpo, impedendogli di legarsi al suo bersaglio. La proteina M, questo il nome della sorprendente “guerriera” batterica, probabilmente aiuta alcuni patogeni a eludere le risposte immunitarie e a rendere stabili le infezioni a lungo termine. [...]
Lo studio è stato descritto sulla rivista Science. http://www.lastampa.it/2014/02/11/scienza/scoperta-proteina-alleata-dei-batteri-gXWswWv3X9V9SEJLQkVvNP/pagina.html
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