:
le scienze, 31/10/2016
Neuroni embrionali trapiantati in cervelli di topi adulti possono aiutare a ricostruire circuiti cerebrali danneggiati e a recuperare la funzionalità neuronale. È questo il risultato illustrato in un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” da Mark Hübener del Max-Planck-Institut per la Neurobiologia a Martinsried, in Germania, e colleghi di diversi istituti di ricerca tedeschi. [...] Magdalena Götz, Mark Hübener e colleghi hanno utilizzato sofisticate tecniche di imaging cerebrale per seguire in alcuni topi adulti lo sviluppo di neuroni embrionali trapiantati in una porzione danneggiata della corteccia visiva – la regione cerebrale che elabora le informazioni che provengono dagli occhi.
Le cellule trapiantate hanno subito iniziato a sviluppare proiezioni e nell'arco di quattro settimane sono risultate molto simili alle cellule neuronali adulte del resto della corteccia visiva. Dopo 2-3 mesi, i neuroni trapiantati erano pienamente integrati, con proprietà anatomiche e funzionali indistinguibili dalle quelle delle cellule corticali mancanti. Un aspetto particolarmente importante è che le cellule trapiantate hanno stabilito connessioni con le cellule ospiti, ed erano in grado di ricevere segnali elettrici da altre parti del cervello, rispondendo agli stimoli visivi.
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature20113.html
http://www.lescienze.it/news/2016/10/31/news/riparazione_cervello_neuroni_embrionali_trapiantati-3291939/
le scienze, 31/10/2016
Neuroni embrionali trapiantati in cervelli di topi adulti possono aiutare a ricostruire circuiti cerebrali danneggiati e a recuperare la funzionalità neuronale. È questo il risultato illustrato in un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” da Mark Hübener del Max-Planck-Institut per la Neurobiologia a Martinsried, in Germania, e colleghi di diversi istituti di ricerca tedeschi. [...] Magdalena Götz, Mark Hübener e colleghi hanno utilizzato sofisticate tecniche di imaging cerebrale per seguire in alcuni topi adulti lo sviluppo di neuroni embrionali trapiantati in una porzione danneggiata della corteccia visiva – la regione cerebrale che elabora le informazioni che provengono dagli occhi.
Le cellule trapiantate hanno subito iniziato a sviluppare proiezioni e nell'arco di quattro settimane sono risultate molto simili alle cellule neuronali adulte del resto della corteccia visiva. Dopo 2-3 mesi, i neuroni trapiantati erano pienamente integrati, con proprietà anatomiche e funzionali indistinguibili dalle quelle delle cellule corticali mancanti. Un aspetto particolarmente importante è che le cellule trapiantate hanno stabilito connessioni con le cellule ospiti, ed erano in grado di ricevere segnali elettrici da altre parti del cervello, rispondendo agli stimoli visivi.
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature20113.html
http://www.lescienze.it/news/2016/10/31/news/riparazione_cervello_neuroni_embrionali_trapiantati-3291939/:
le scienze.it, 31/10/2016
Le molecole usate dalle piante per rilevare la luce durante il giorno, al calare delle tenebre cambiano funzione per diventare termometri cellulari che misurano la temperatura notturna. A scoprire questo meccanismo sono stati due gruppi di ricerca indipendenti, uno che fa capo all'Università di Cambridge, in Gran Bretagna, e l'altro all'Università di Buenos Aires, che ne riferiscono su “Science”. [...] La scoperta di queste molecole dalla doppia funzione di sensori della luce e della temperatura può avere interessanti ricadute in campo agricolo. "Si stima che i rendimenti agricoli dovranno raddoppiare entro il 2050, ma il cambiamento climatico è una grave minaccia al raggiungimento di questi obiettivi. Colture chiave come il grano e il riso sono sensibili alle alte temperature. Lo stress termico riduce i raccolti di circa il 10 per cento per ogni grado di aumento della temperatura ", spiega Philip Wigge del Sainsbury Laboratory di Cambridge e coautore del primo articolo. "La scoperta delle molecole che consentono alle piante di rilevare la temperatura può accelerare la creazione di colture resistenti agli stress termici e al cambiamento climatico."
http://science.sciencemag.org/content/early/2016/10/26/science.aaf5656.abstract
http://www.lescienze.it/news/2016/10/31/news/piante_sensori_temperatura_luce_fitocromi-3290814/
le scienze.it, 31/10/2016
Le molecole usate dalle piante per rilevare la luce durante il giorno, al calare delle tenebre cambiano funzione per diventare termometri cellulari che misurano la temperatura notturna. A scoprire questo meccanismo sono stati due gruppi di ricerca indipendenti, uno che fa capo all'Università di Cambridge, in Gran Bretagna, e l'altro all'Università di Buenos Aires, che ne riferiscono su “Science”. [...] La scoperta di queste molecole dalla doppia funzione di sensori della luce e della temperatura può avere interessanti ricadute in campo agricolo. "Si stima che i rendimenti agricoli dovranno raddoppiare entro il 2050, ma il cambiamento climatico è una grave minaccia al raggiungimento di questi obiettivi. Colture chiave come il grano e il riso sono sensibili alle alte temperature. Lo stress termico riduce i raccolti di circa il 10 per cento per ogni grado di aumento della temperatura ", spiega Philip Wigge del Sainsbury Laboratory di Cambridge e coautore del primo articolo. "La scoperta delle molecole che consentono alle piante di rilevare la temperatura può accelerare la creazione di colture resistenti agli stress termici e al cambiamento climatico."
http://science.sciencemag.org/content/early/2016/10/26/science.aaf5656.abstract
http://www.lescienze.it/news/2016/10/31/news/piante_sensori_temperatura_luce_fitocromi-3290814/:
la stampa.it - 27/10/2016, tuttoscienze, d. banfi
Svelato il meccanismo con cui le cellule staminali, se trapiantate dopo un ictus, sono in grado di riparare il danno e accelerare la guarigione. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele del Gruppo ospedaliero San Donato. Il segreto è nella produzione del fattore di crescita VEGF. I risultati sono stati pubblicati su Journal of Neuroscience. [...]
La nuova ricerca -condotta per ora su modelli animali- dimostra come nell’ictus cerebrale le cellule staminali neurali raggiungano il sito della lesione e, senza differenziarsi in neuroni, inizino a produrre la proteina VEGF. Gli autori hanno scoperto che questa proteina svolge un compito finora sconosciuto: regolare l’attività degli astrociti -cellule che supportano i neuroni- e aiutarli ad eliminare il glutammato, un neurotrasmettitore che, in eccesso, risulta tossico. L’effetto complessivo consiste nella riduzione della morte neuronale, nell’aumento della plasticità cerebrale e nella diminuzione della disabilità. ...
http://www.lastampa.it/2016/10/27/scienza/benessere/ictus-recuperare-dal-danno-grazie-alle-staminali-bwCjouw5DDPPwwxaeYGKoN/pagina.html
http://jneurosci.org/content/36/41/10529
la stampa.it - 27/10/2016, tuttoscienze, d. banfi
Svelato il meccanismo con cui le cellule staminali, se trapiantate dopo un ictus, sono in grado di riparare il danno e accelerare la guarigione. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele del Gruppo ospedaliero San Donato. Il segreto è nella produzione del fattore di crescita VEGF. I risultati sono stati pubblicati su Journal of Neuroscience. [...]
La nuova ricerca -condotta per ora su modelli animali- dimostra come nell’ictus cerebrale le cellule staminali neurali raggiungano il sito della lesione e, senza differenziarsi in neuroni, inizino a produrre la proteina VEGF. Gli autori hanno scoperto che questa proteina svolge un compito finora sconosciuto: regolare l’attività degli astrociti -cellule che supportano i neuroni- e aiutarli ad eliminare il glutammato, un neurotrasmettitore che, in eccesso, risulta tossico. L’effetto complessivo consiste nella riduzione della morte neuronale, nell’aumento della plasticità cerebrale e nella diminuzione della disabilità. ...
http://www.lastampa.it/2016/10/27/scienza/benessere/ictus-recuperare-dal-danno-grazie-alle-staminali-bwCjouw5DDPPwwxaeYGKoN/pagina.html
http://jneurosci.org/content/36/41/10529:
le scienze.it - 26/10/2016
La psicobiotica è una disciplina recente che studia gli effetti del microbioma intestinale sulla mente, in particolare sulle funzioni cognitive e sull'umore. Secondo una revisione sistematica degli articoli pubblicati sull'argomento, sui topi sono stati ottenuti risultati interessanti, mentre la ricerca sugli esseri umani è ancora un territorio in gran parte inesplorato
[...] un articolo pubblicato sul “Trends in Neurosciences” da Philip Burnet, professore di psichiatria dell'Università di Oxford, nel Regno Unito. [...] Un punto fermo è che in questa influenza dei batteri sul cervello siano coinvolti sistema nervoso dell'intestino (cioè il sistema nervoso gastroenterico), sistema immunitario, nervo vago e, forse, ormoni, serotonina e dopammina, due neurotrasmettitori. Ci sono invece solo ipotesi, per esempio, sul ruolo del fattore neurotrofico cerebrale BDNF (Brain-derived neurotrophic factor) che ha influenza su apprendimento e memoria ...
http://www.lescienze.it/news/2016/10/26/news/psicobiotica_batteri_intestinali_mente-3285381/
http://www.cell.com/trends/neurosciences/fulltext/S0166-2236(16)30113-8
le scienze.it - 26/10/2016
La psicobiotica è una disciplina recente che studia gli effetti del microbioma intestinale sulla mente, in particolare sulle funzioni cognitive e sull'umore. Secondo una revisione sistematica degli articoli pubblicati sull'argomento, sui topi sono stati ottenuti risultati interessanti, mentre la ricerca sugli esseri umani è ancora un territorio in gran parte inesplorato
[...] un articolo pubblicato sul “Trends in Neurosciences” da Philip Burnet, professore di psichiatria dell'Università di Oxford, nel Regno Unito. [...] Un punto fermo è che in questa influenza dei batteri sul cervello siano coinvolti sistema nervoso dell'intestino (cioè il sistema nervoso gastroenterico), sistema immunitario, nervo vago e, forse, ormoni, serotonina e dopammina, due neurotrasmettitori. Ci sono invece solo ipotesi, per esempio, sul ruolo del fattore neurotrofico cerebrale BDNF (Brain-derived neurotrophic factor) che ha influenza su apprendimento e memoria ...
http://www.lescienze.it/news/2016/10/26/news/psicobiotica_batteri_intestinali_mente-3285381/
http://www.cell.com/trends/neurosciences/fulltext/S0166-2236(16)30113-8




Università di Tor Vergata