Dipartimento di Biologia
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    Artificial muscle cross-section:

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    artificial muscle section:

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Il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” orienta la sua missione formativa e di ricerca su tematiche all’avanguardia degli studi sulla vita in tutti i suoi livelli di organizzazione e varietà. Le diverse aree di ricerca concorrono a sviluppare una piattaforma multidisciplinare su temi quali: i meccanismi molecolari delle malattie neurodegenerative, la regolazione dei processi di cancerogenesi; la caratterizzazione di molecole di origine vegetale ed animale; la valutazione delle comunità ecologiche e il monitoraggio ambientale.

Regolamento Dipartimento di Biologia DR 3756 del 06.12.2012

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approfondimenti

foodinsight

News ed Eventi
3
Feb

Individuate 2 proteine responsabili del tumore cervello

Posted by elena in dai media.

La Stampa.it – 3/2/2014, tuttoscienze
Agiscono su uno specifico gruppo di cellule di differenti tipologie da cui parte lo sviluppo del glioblastoma.
[...] Si tratta di due fattori di trascrizione, chiamati FOXG1 e Groucho/TLE, che potrebbero divenire in futuro bersagli di nuove terapie antitumorali che mirino a “disattivarli”, fermando così lo sviluppo di questo tumore cerebrale. Tra gli autori di questa scoperta, realizzata nei laboratori della McGill University di Montreal in Canada, vi è anche un ricercatore italiano, Alessandro Perin, che lavora presso l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Nature Communications. http://www.lastampa.it/2014/02/03/scienza/individuate-proteine-responsabili-del-tumore-cervello-5OvD4Ld1AzZ4vHSymA3qcJ/pagina.html

3
Feb

Massaggi al basilico e riabilitazione Ecco la “spa” italiana per sementi

Posted by elena in dai media, food.

Basilico post LaStampa

La Stampa.it, 3/2/2014
la direttrice di Agroinnova e presidente dell’ International Society of Plant Pathology (ISPP) , Maria Lodovica Gullino.
…L’innovazione introdotta dai ricercatori riguarda proprio la sostituzione o la riduzione degli agrofarmaci nel sacchetto a favore di componenti 100% naturali. Come l’olio essenziale al basilico con cui i semi vengono massaggiati. Il trattamento fa apparire le serre del polo di ricerca quasi una sorta di centro benessere per sementi malate ma risponde a una necessità di tutela dell’ambiente e del cibo che mangiamo. Già in fase di sperimentazione, questo massaggio naturale preverrebbe la diffusione di malattie aumentando le chance di recuperare partite di semi contagiati ma non del tutto compromessi. Gettare tonnellate di sementi ormai irrecuperabili, infatti, significa perdere migliaia di euro di potenziali colture.
Ripartire dalla concia
Secondo l’Associazione Italiana Sementi, nel 2007 «il 90% delle sementi di mais distribuite sul mercato italiano ha subito un trattamento conciante protettivo di base con prodotti fungicidi», mentre il 60% circa delle sementi già trattate con un fungicida viene poi conciato anche con un prodotto insetticida. Metodo, quest’ultimo, che alcuni ritengono non necessariamente nocivo per l’ambiente (come dimostrava una ricerca condotta tra il 2003 e il 2006 sulle sementi di mais in Veneto, conciate con insetticida) ma che nel 2008 ha subito una battuta d’arresto nell’applicazione perché sospettato di essere la causa di una elevata moria di api [...] Obiettivo fatto proprio anche dall’Autorità per la Sicurezza Alimentare dell’Unione Europea che sta puntando molto sulla concia naturale per ridurre il rischio di malattie e quindi la perdita di materia prima.

http://www.lastampa.it/2014/02/03/blogs/agriconnection/massaggi-al-basilico-e-riabilitazione-ecco-la-spa-italiana-per-sementi-pQK85Gw9OtVEJwoWKxIpxH/pagina.html

http://www.agriconnection.it/

31
Jan

Flora intestinale, come varia cambiando la dieta

Posted by elena in dai media, food.

024256268-eda51554-c8fc-40ef-a98c-e1e2270d168f

 

Il Corriere della sera.it – 31/1/2014 – Elena Mell
A seconda dei cibi che mangiamo si modificano le specie e il metabolismo dei batteri, con implicazioni sulla salute
Siamo davvero ciò che mangiamo, e pure i batteri che convivono con noi “sono” quel che mettiamo in bocca. Cambiare tipo di alimentazione modifica infatti velocemente, molto più velocemente del previsto anche la flora batterica intestinale, il cosiddetto “microbioma”: chi diventa vegetariano già dopo 24 ore ha nell’intestino batteri completamente diversi da quelli di quando era carnivoro, l’inverso succede a chi riporta in tavola la carne dopo un’alimentazione a base di vegetali. Un dato già noto per gli animali da esperimento, dimostrato ora anche nell’uomo grazie a una ricerca dell’università di Harvard pubblicata su Nature.  http://www.corriere.it/salute/nutrizione/14_gennaio_20/flora-intestinale-come-varia-cambiando-dieta-41821106-81cd-11e3-8a88-1094d7bd0d52.shtml

http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature12820.html

30
Jan

Tracce dell’uomo di Neanderthal nel nostro Dna

Posted by elena in dai media.

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New York Times – 29/1/2014, Carl Zimmer –   http://www.nytimes.com/2014/01/30/science/neanderthals-leave-their-mark-on-us.html?ref=science&_r=0

La Stampa.it – 30/1/2013
Nei geni che influiscono sulla produzione di cheratina e ci aiutano a proteggerci dal freddo
Il genoma dell’uomo di Neanderthal, ancora presente fra l’1% e il 3% nel dna dei moderni esseri umani, ha aiutato i primi homo sapiens ad adattarsi alle fredde temperature europee fornendo loro una pelle più spessa, anche se li ha esposti a più alti rischi di contrarre il diabete o il lupus, malattia cronica della pelle.

Gli umani hanno acquisito il dna di Neanderthal a causa degli incroci avvenuti fra 40 mile e 80 mila anni fa e due diversi studi, uno pubblicato dal britannico Nature e l’altro dalla rivista americana Science, hanno rivelato che questi geni influiscono sulla produzione di cheratina, una proteina che risiede nella pelle, nei capelli e nelle unghie e potrebbero aver giocato un ruolo nelle migrazioni dell’homo sapiens dal nord dell’Africa verso il resto d’Europa. I ricercatori dell’università di Harvard guidato da David Reich hanno analizzato il patrimonio genetico di oltre mille individui, 846 dei quali di origine non africana e 176 provenienti dall’Africa sub-sahariana. http://www.lastampa.it/2014/01/30/scienza/tracce-delluomo-di-neanderthal-nel-nostro-dna-uykH8NR7DMatwJKqc368sJ/pagina.html

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