Yellow ribbon at the Department of Biology of the University of Tor Vergata, Rome

“our” new bacterial species was born. Accepted article in International Journal of Systematic and Evolutionary Microbiology: IJSEM-D-18-00172R2 – [EMID:329964324ee4f059] Sphingomonas turrisvirgatae sp. nov., an agar-degrading species isolated from freshwater.  M.C.Thaller; M.M.D’Andrea; P.Marmo; C.Civitareale; F.Casu; L.Migliore. …
:
Cristiani.pdf
:
1519134827799_Bees_on_sunflowerQUAD     radiotrescienza, 11/06/2018, Al microfono Pietro Greco La carta di San Michele all'Adige: un documento per tutelare la biodiversità dell'ape mellifera Gli apidologi italiani presentano un documento, la carta di San Michele all’Adige, per tutelare la biodiversità dell’ape mellifera nel nostro Paese, come ci raccontano Paolo Fontana, entomologo, e Andrea Segré, presidente della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, tra i promotori dell’iniziativa. riascoltabile: https://www.raiplayradio.it/audio/2018/06/RADIO3-SCIENZA-In-difesa-delle-api-8f29e313-e68d-449d-bde1-7874a0f1b0eb.html
:
1502877576_dna wired.it, , 12/6/2018, m. musso ... Si chiama p53 ed è il più importante gene nella prevenzione del cancro, tanto da essere stato soprannominato “il guardiano del genoma”. Tuttavia, sebbene sia conosciuto da circa 30 anni per questa sua straordinaria capacità, finora la comunità scientifica sapeva solamente che il malfunzionamento di questo gene fosse responsabile della metà di tutti i tumori, ma non era ancora riuscita a svelare il meccanismo con il quale riuscisse a bloccare lo sviluppo dei tumori. Ma ora, per la prima volta, un team di ricercatori australiani del Walter and Eliza Hall Institute dell’Università di Melbourne ha dimostrato, su Nature Medicine, che uno speciale gruppo di geni coinvolti nel normale processo di riparazione del dna sono fondamentali per l’efficacia di p53, rivoluzionando così il mondo della prevenzione, aiutando i medici a diagnosticare prima i pazienti con un rischio maggiore di sviluppare tumori e a sviluppare trattamenti sempre più sicuri, efficaci e mirati. [...] abbiamo identificato Mlh1 come un’arma che potenzia p53 nella lotta contro il cancro”, spiega l’autrice Ana Janic. “Per esempio, se un paziente ha un linfoma con una mutazione che disattiva il meccanismo di riparazione del dna, i medici ora sapranno che devono evitare alcuni trattamenti dannosi per il dna, come la chemioterapia, che potrebbero solo rendere il cancro più aggressivo”. Il prossimo passo sarà quello di vedere se questo processo è valido anche su tumori diversi dal linfoma, come quelli del pancreas e del colon. “P53 risulta mutato in quasi il 70% dei tumori del colon e del pancreas, quindi questa scoperta potrebbe avere un impatto significativo sulla comprensione di queste malattie”, conclude l’autrice ... https://www.nature.com/articles/s41591-018-0043-5 https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/06/12/scoperto-funziona-gene-anticancro/
:
102118054-1f5d874e-b5c4-44d9-91e4-7a4bb12782df le scienze.it - 11/06=2018 Un nuovo sequenziamento ad alta risoluzione del genoma delle grandi scimmie e il suo confronto con quello umano ha permesso di rilevare circa 17.000 variazioni genetiche che distinguono la nostra specie dagli altri primati. Molte di queste differenze - per lo più sfuggite a precedenti confronti - riguardano varianti del DNA situate in aree del genoma preposte al controllo dell'espressione dei geni, e riguardano in misura significativa quelli attivi nei neuroni del cervello. Lo studio, condotto da un gruppo di ricercatori diretti da Zev N. Kronenberg e Evan Eichler dell'University of Washington School of Medicine a Seattle, è pubblicato su "Science". http://science.sciencemag.org/content/360/6393/eaar6343 http://www.lescienze.it/news/2018/06/11/news/differenze_espressione_geni_uomo_primati-4013443/
:
183858647-f20bfb04-8345-4e0e-9d24-41154f5d2f8a la repubblica.it, m. marini, 7/6/2018 ... Bucando con il suo trapano i sedimenti antichi di miliardi di anni, Curiosity ha estratto e analizzato campioni di suolo che contengono diversi composti molto interessanti per gli esobiologi: tiofene, 2-metiltiofene, 3-metiltiofene e solfuro dimetile. Si tratta di composti del carbonio, con 'aggiunta' di zolfo, elemento che ha contribuito, secondo i ricercatori, a conservare le molecole in quell'ambiente ostile. Inoltre, si legge nello studio pubblicato su Science da un team internazionale di ricercatori, quelle rinvenute potrebbero essere state parti di molecole più complesse: “Non abbiamo ancora quello che cerchiamo, le 'biosignatures', come amminoacidi e acidi nucleici che formano proteine e Dna – spiega Daniela Billi, professoressa associata al dipartimento di Biologia a Tor Vergata e associata Inaf che non ha preso parte allo studio – e non sappiamo ancora di preciso quale sia l'origine di queste molecole. Potrebbero essere anche servite per il metabolismo cellulare ma non ci sono prove”. ... http://www.repubblica.it/scienze/2018/06/07/news/i_mattoni_della_vita_su_marte_da_curiosity_nuove_conferme-198413801/ http://science.sciencemag.org/content/360/6393/1096
:
185559237-75402a87-ed85-4beb-a5da-8acd6b70f909 repubblica.it, 7/6/2018, s. iannacone ... A raccontarlo, sulle pagine di Science, è un'équipe internazionale di ricercatori, del Bio-Inspired Digital Sensing Lab alla University of Melbourne, in Australia, e di altri istituti di ricerca. Gli scienziati, in particolare, hanno condotto una serie di esperimenti e scoperto che le api, così come gli esseri umani e poche altre specie animali (tra cui delfini, pappagalli e primati), sono in grado di comprendere sia i concetti di numerosità (e i loro correlati di "maggiore" e "minore") che quello, ben più astratto, di zero. Ovvero, in altre parole, che gli insetti sono in grado di collocare lo zero nel posto giusto all'interno di un'immaginaria scala dei numeri, comprendendo che si tratta di una quantità minore dell'uno e delle cifre successive. [...] Per comprenderlo, gli scienziati, coordinati da Scarlett Howard, hanno dovuto mettere a punto un esperimento piuttosto complesso: anzitutto, hanno attratto gli insetti verso ... http://www.repubblica.it/scienze/2018/06/07/news/anche_le_api_conoscono_lo_zero-198414457/ http://science.sciencemag.org/content/360/6393/1124
:
113047486-7fb3aca6-916c-47c9-999a-04aea9ffa413   le scienze.it, 6/6/2018 Modifiche genetiche significative, correlate all’adattamento a un nuovo ambiente, possono verificarsi in un arco di tempo molto breve. A testimoniarlo è il caso di una varietà del pesce Oncorhynchus mykiss, che in poco più di cent’anni si è perfettamente adattata a un ambiente lacustre diverso da quello naturale, in cui era stata immessa alla fine del XIX secolo. Fornendo una comprensione più profonda del processo di evoluzione adattativa, lo studio - effettuato da ricercatori della Purdue University a West Lafayette, nell’Indiana, e pubblicato su “Molecular Biology” – potrà aiutare a gestire le situazioni critiche legate all’introduzione di specie che, provenienti da regioni con condizioni ecologiche molto diverse, colonizzano un nuovo ambiente. ... http://www.lescienze.it/news/2018/06/06/news/rapido_adattamento_specie_ambiente_trota_iridea-4007889/ https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/mec.14726
:
085912115-b6419d32-49a2-49e7-852a-7f7d1373fa99   le scienze.it, 05/06/2018 Le persone con la variante genica APOE4 hanno livelli più alti di proteine amiloidi, e sono a più elevato rischio di Alzheimer. Questa variante infatti altera il metabolismo dei lipidi nei neuroni e negli astrociti (le cellule cerebrali che alimentano i neuroni), e riduce notevolmente l'attività della microglia, la cui principale funzione è la rimozione di presenze indesiderate, dai patogeni alle proteine amiloidi di scarto. A scoprire questo collegamento tra il già noto fattore rischio di APOE4 legato all'Alzheimer con fenomeni di meccanismi cellulari è stato un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, che firma un articolo su "Neuron". ... http://www.lescienze.it/news/2018/06/04/news/alzheimer_apoe4_accumulazione_amiloide_microglia-4006189/https://www.cell.com/neuron/fulltext/S0896-6273(18)30380-5
:
1528106385_medic-563423_1280 wired - 5/06/2018 ... uno studio americano, chiamato Tailorx e appena presentato durante il congresso mondiale di oncologia medica (Asco) a Chicago, secondo cui circa il 70% delle donne colpite dal tipo più frequente di tumore al seno, ovvero con recettori ormonali positivi, Her2 negativo e senza linfonodi coinvolti, possono evitare di sottoporsi alla chemioterapia insieme a una terapia ormonale. La ricerca è iniziata nel 2006 e ha coinvolto oltre 10mila donne, che si sono sottoposte al test genomico, chiamato OncotypeDX. Questo test viene eseguito su campioni tumorali prelevati dopo l’intervento chirurgico delle pazienti che sono negli stadi iniziali della malattia. Analizzando l’espressione di 21 geni, il test fornisce un punteggio da 0 a 100, che indica la probabilità che il tumore ritorni entro 10 anni dalla prima diagnosi. [...] Joseph A. Sparano, dell’Albert Einstein Cancer Center di New York, vice direttore del gruppo di ricerca Ecog-Acrin che ha condotto lo studio. ... https://www.wired.it/scienza/medicina/2018/06/04/cancro-seno-test-70-chemio/