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183638491-9b9cdd67-2cbb-4f26-a993-8f4fe8d1a6fe le scienze.it, 13/3/2017 Determinare un drastico miglioramento nella sicurezza alimentare, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, evitando la perdita di milioni di tonnellate di raccolti causata ogni anno dalle infezioni fungine. È la prospettiva resa possibile da una nuova varietà di mais geneticamente modificato ottenuta da ricercatori dell'Università dell'Arizona, e descritta sulle pagine di “Science Advances”. Lo studio si è focalizzato in particolare sulle diverse specie fungine del genere Aspergillus, che producono un metabolita secondario chiamato aflatossina, una sostanza altamente tossica e rischiosa per il consumo umano anche in piccole quantità.“L'aflatossina è una delle tossine più potenti della Terra”, ha spiegato Monica Schmidt, che ha guidato lo studio. “Di solito non è in grado di provocare la morte di una persona, ma può provocare diversi disturbi, anche gravi”. ... http://www.lescienze.it/news/2017/03/13/news/mais_transgenico_infezione_fungo-3457176/ http://advances.sciencemag.org/content/3/3/e1602382
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la repubblica.it, 12/3/2017, g. gagliardi ... [il] team di ricerca guidato da Zhang Kun, dell'Institute for Genomic Medicine di San Diego, in California, autore del nuovo studio pubblicato su Nature Genetics. Quando una neoplasia si sviluppa, inizia a 'competere' con le cellule sane e, per questo, diffondendosi, le uccide. Nel momento in cui le cellule muoiono, rilasciano il loro Dna specifico nel sangue. Una sorta di 'indizio' che i ricercatori hanno utilizzato per identificare il tessuto interessato dal cancro. [...] Per verificare l'ipotesi, il team ha messo insieme una banca dati di modelli di Dna mutato (che gli scienziati chiamano "modelli di metilazione", o mutazione epigenetica di una parte del Dna), di 10 diversi tessuti normali: fegato, intestino, colon, polmone, cervello, rene, pancreas, milza, stomaco e sangue. Hanno inoltre analizzato campioni tumorali e di sangue di pazienti oncologici per comporre uno schema di marker genetici per ogni tumore. ... http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2017/03/07/news/test_sangue_scopre_se_c_e_tumore_e_dove_si_sta_sviluppando-159992773/ http://www.nature.com/ng/journal/vaop/ncurrent/full/ng.3805.html
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science la repubblica.it - 10/3/2017, m. serra NUOVO importante passo avanti verso la creazione della vita artificiale. Scienziati del consorzio Synthetic Yeast Genome Project (Sc 2.0), che nel 2014 avevano creato per la prima volta un cromosoma sintetico del lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae), sono ora riusciti a sintetizzare altri cinque cromosomi (chiamati synII, synV, synVI, synX, e synXII), che costituiscono quasi un terzo dell’intero genoma del lievito. Tra i ricercatori che hanno partecipato agli esperimenti ci sono anche due italiani: Giovanni Stracquadanio, dell’Università di Essex, e Vittore Scolari dell’Istituto Pasteur di Parigi. I risultati, pubblicati su Science in ben sette articoli di ricerca, rappresentano uno step molto importante verso l’obiettivo finale del progetto Sc 2.0, ossia realizzare il primo essere vivente complesso totalmente sintetico. Proprio un anno fa il gruppo di ricerca di Craig Venter, scienziato statunitense tra i pionieri della biologia sintetica, aveva annunciato di aver realizzato il primo batterio artificiale, costituito però da soli 473 geni: un organismo molto più semplice rispetto al lievito.  ... http://www.repubblica.it/scienze/2017/03/09/news/vita_artificiale_cromosomi_lievito-160157902/ http://science.sciencemag.org/content/355/6329/1038
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204802262-52ba9bd7-bcbd-4a48-9fe6-0efbf84955e6   le scienze.it, 10/3/2017 - b. mautino Il paesaggio della Puglia, un'immensa monocoltura di olivi molto vicini tra loro, rende il territorio particolarmente vulnerabile all'attacco di Xylella fastidiosa, il cui vettore può spostarsi per chilometri nell'arco della vita. Lo rivela un nuovo modello, secondo il quale eliminare il batterio dal territorio è ormai quasi impossibile ma è indispensabile contenere il contagio per evitare che si diffonda ancora di più. Potremmo riassumere così lo studio pubblicato il 6 marzo su "Scientific Reports" da Giovanni Strona e Pieter Beck del Joint Research Centre della Commissione Europea, con sede a Ispra in provincia di Varese, in collaborazione con Corrie Jacobien Carstens, matematica dell’Università di Melbourne in Australia. ... http://www.lescienze.it/news/2017/03/10/news/xylella_nuovo_modello_paesaggio_puglia-3453787/ http://www.nature.com/articles/s41598-017-00077-z
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181612918-78e3c1a8-b98c-4c84-b48a-ccf9dc09d914 le scienze.it, 9/3/2017 ... le indagini condotte da un gruppo internazionale di ricercatori che ha analizzato il DNA trovato nella placca dentale di quattro soggetti rinvenuti nei siti rupestri di Spy in Belgio e di El Sidrón in Spagna. I reperti - che risalgono a un periodo compreso fra i 42.000 e i 50.000 anni fa - costituiscono i più antichi campioni di placca dentale che siano mai stati sottoposti ad analisi genetica.La placca dentale è stata una trappola per i microrganismi che vivevano nella bocca, per gli agenti patogeni presenti nel tratto respiratorio e gastrointestinale e per piccoli frammenti di cibo bloccato fra i denti. In questo modo il DNA di questi elementi si è potuto conservare per migliaia di anni", ha detto Laura S. Weyrich, prima firmataria dell'articolo pubblicato su "Nature" in cui è descritto lo studio. I ricercatori hanno scoperto che i Neanderthal della grotta di Spy consumavano carne di rinoceronti lanosi e mufloni, integrando la dieta con funghi porcini. Gli abitanti di El Sidrón sembra che seguissero invece una dieta in gran parte vegetariana, che comprendeva pinoli, muschi, funghi e corteccia d'albero. [...] http://www.lescienze.it/news/2017/03/09/news/neanderthal_dieta_diversa_regioni_fitoterapia-3451968/
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Elezioni per l’integrazione di n.3 rappresentanti degli studenti in Consiglio di Dipartimento e n. 4 componenti della Commissione Paritetica Studenti 2017-2019

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195004404-fbbb44b2-d181-49ce-b674-3a2dd10a2d14le scienze.it - 3/3/2017 In Amazzonia c'è la foresta vergine per antonomasia? Forse no, a giudicare da una nuova ricerca pubblicata sulle pagine di “Science” da Carolina Levis e colleghi del National Institute for Amazonian Research (INPA)in Brasile, secondo cui la foresta amazzonica è disseminata di specie vegetali domesticate dalle popolazioni indigene prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo, specie che continuano a rivestire un ruolo importate nella foresta attuale. “Per molti anni, gli studi di ecologia hanno ignorato l'influenza delle popolazioni precolombiane sulle foreste che vediamo oggi”, ha sottolineato Levis. “Grazie al nostro studio, si è scoperto che un quarto delle specie domesticate dell'Amazzonia è ampiamente distribuito nel bacino e domina ampie zone di foresta; [...] Utilizzando i dati raccolti con oltre 1000 monitoraggi della flora condotti dall'Amazon Tree Diversity Network e la mappa di più di 3000 siti archeologici di tutta l'Amazzonia, Levis e colleghi hanno confrontato la composizione della foresta a varie distanze dai siti archeologici, realizzando così la prima “fotografia” di come le popolazioni precolombiane hanno influenzato la biodiversità dell'Amazzonia.[...] Lo studio si è focalizzato in particolare su 85 specie di alberi, tra cui alcune ben note per la loro importanza commerciale come il cacao e la noce brasiliana, che sono state domesticate dalle popolazioni amazzoniche nell'arco di migliaia di anni. ... http://science.sciencemag.org/content/355/6328/925 http://www.lescienze.it/news/2017/03/03/news/amazzonia_piante_domesticate_popolazioni_precolombiane-3445553/