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Artificial muscle cross-section:
laminin (green)
Myosin (red)
Dapi (blue)Neuromuscular plaque in
artificial muscle section:
neurofilament (green)
bungarotoxin (red) -
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Lab. of Neurochemistry
Studio dei meccanismi
molecolari delle malattie
neurodegenerative -
Anemone apennina
Monti SimbruiniFoto di Letizia Zanella -
Studio delle comunità
di batterioplankton nella
Riserva Naturale Regionale
Macchiatonda -
Astrobiologia e biologia
molecolare di......cianobatteri di
ambienti estremi -
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Il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” orienta la sua missione formativa e di ricerca su tematiche all’avanguardia degli studi sulla vita in tutti i suoi livelli di organizzazione e varietà. Le diverse aree di ricerca concorrono a sviluppare una piattaforma multidisciplinare su temi quali: i meccanismi molecolari delle malattie neurodegenerative, la regolazione dei processi di cancerogenesi; la caratterizzazione di molecole di origine vegetale ed animale; la valutazione delle comunità ecologiche e il monitoraggio ambientale.
Regolamento Dipartimento di Biologia DR 3756 del 06.12.2012
XSep
la stampa.it – 5/9/2014, v. arcovio
E’ possibile aggredire i tumori lasciandoli morire di fame. A riprendere in mano questo approccio, dopo 40 anni di stallo, è un gruppo di scienziati coordinato da Ugo Cavallaro, ricercatore del programma di Medicina Molecolare all’Istituto Europeo di Oncologia.
In uno studio, pubblicato sull’anteprima on-line del Journal of Clinical Investigation, gli studiosi annunciano la scoperta di L1, una molecola del sistema nervoso espressa anche sulla superficie endoteliale dei vasi delle cellule tumorali, che può essere un nuovo bersaglio per farmaci anticancro. «I nostri risultati dimostrano che non solo questa molecola è presente in modo abbondante e specifico nei vasi sanguigni tumorali, mentre è quasi assente in quelli normali – spiega Cavallaro – ma anche che rappresenta un potenziale target terapeutico nel contesto di trattamenti diretti ai vasi stessi.
la stampa – 4/9/2014, tuttoscienze
La scoperta apre le porte a nuove possibilità di cura per patologie come la sclerosi multipla e porta la firma degli scienziati dell’università di Bristol (Gb), autori di uno studio pubblicato su Nature Communications e finanziato dal Wellcome Trust.
Gli scienziati sperano che i risultati possano portare alla messa a punto di un’immunoterapia “intelligente” in grado di trattare molte patologie autoimmuni, compresi il diabete giovanile (tipo 1), il lupus eritematoso e il morbo di Graves. David Wraith e colleghi sono stati in grado di colpire in modo specifico le cellule responsabili dell’auto-attacco immunitario, trasformandole gli aggressori in paladini difensori. [...]
Sep
la repubblica.it – salute, 2/9/2014
E’ possibile cambiare le proprie abitudini e scegliere alimenti a basso contenuto calorico.
[...] nuova ricerca condotta da scienziati della Tufts University e del Massachusetts General Hospital [...] lo studio pubblicato su Nutrition&Diabetes, dimostra l’effetto di un allenamento ad hoc su abitudini a tavola e peso sulla bilancia, attraverso lo scanner cerebrale di un gruppo di uomini e donne adulte.[...]
http://www.nature.com/nutd/journal/v4/n9/full/nutd201426a.html
Sep
la stampa.it – 27/8/2014 – e. corrà
Alcune specie di api – già sotto la lente di ingrandimento per la “sindrome da collasso della colonia”, la moria catastrofica di impollinatori che affligge gli alveari di America ed Europa – hanno sviluppato un incredibile adattamento alla plastica, al punto da usarne frammenti per costruire le celle in cui deporre le uova
[...] Alcuni ricercatori di Toronto, Canada, hanno in effetti osservato questo comportamento in due specie, la Megachile rotundata, che di solito opta per le foglie ed è stata osservata montare il proprio alveare anche con pezzi di polietilene (i sacchetti di plastica, appunto, su circa lo 0,85% % delle celle analizzate), e la Megachile campanulae, che sembra in grado di abbinare alla resina naturale raccolta dagli alberi un collante sintetico come il poliuretano (sullo 0,74% del campione).
Secondo Scott McIvor, che ha curato il protocollo di ricerca, i nidi di queste api, in cui sono nate regolarmente le nuove pupe, potrebbe riflettere un tratto adattativo necessario per la sopravvivenza in ecosistemi ormai dominati dall’impronta umana [...]
http://www.lastampa.it/2014/08/27/scienza/ambiente/inchiesta/anche-le-api-si-arrendono-alla-plastica-fanno-lalveare-con-i-sacchetti-della-spesa-YifAVwQbgIVuxJz0A5hnjN/pagina.html
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Università di Tor Vergata